L’intossicazione acuta da alcol

Uscita Decima – I Disturbi Alcol Correlati a brescia

2.1 – Capitolo primo L’intossicazione acuta da alcol

I due quadri clinici principali

Esistono due quadri clinici principali legati al consumo di bevande alcoliche: l’ubriachezza acuta e il bere problematico (o malattia alcolica, o dipendenza dall’alcol, o semplicemente alcolismo) (NdR È evidente la bipartizione proposta da Hudolin, il quale tende a ricondurre tutti «i quadri clinici» legati al consumo di bevande alcoliche al «bere problematico», riunendo in questa categoria tutte quelle ancora in uso all’epoca, considerandole equivalenti («o malattia alcolica o dipendenza da alcol o semplicemente alcolismo»),

pur riservando altrove nel Manuale una critica serrata a questi concetti che nei vent’anni successivi si sono dimostrati ambigui e privi di fondamento scientifico). Vi sono inoltre numerose complicanze che si manifestano nel corso dello sviluppo dell’alcolismo.

Un’importanza particolare è data dal problema dell’inquadramento diagnostico. Per quanto concerne intossicazione acuta da alcol, l’ubriachezza acuta, la diagnostica è relativamente semplice ed è descritta nel capitolo sull’intossicazione acuta da alcol.

Molto più difficile è la diagnostica di tutti quei fenomeni e di quelle manifestazioni che vengono compresi sotto il termine di alcolismo; ne parleremo in un capitolo apposito. Bisogna anche fare un cenno alla diagnostica nelle fasi precoci.

In questa fase non esistono disturbi medici, e spesso nemmeno problemi sociali, che non siano espressione del rapporto del singolo con l’alcol, del suo desiderio di bere e di trovarsi nello stato psichico desiderato da chi beve.

Si tratta in definitiva di descrivere il modo di rapportarsi all’alcol e i comportamenti che ne conseguono.
Quando si parla dei problemi alcolcorrelati non si deve pensare soltanto all’alcolismo, ma a tutte quelle difficoltà che il bere può provocare al singolo, alla famiglia e alla società.
Descriveremo qui di seguito le conseguenze di carattere strettamente medico, relativamente all’intossicazione acuta da alcol, al bere problematico e all’alcolismo.
È bene ricordare che anche il cosiddetto bere moderato può portare numerosi problemi, non esclusi quelli di ordine medico e sanitario.

2.1 – Capitolo decimo – L’intossicazione acuta alcolismo a Brescia

2.1.a Introduzione Roberto Pancheri – Direttore Servizio Alcologia e direttore Dipartimento Dipendenze Trento – servitore insegnante di Club
In generale la materia di cui tratta il capitolo sull’intossicazione alcolica acuta non ha subito nei vent’anni successivi alla pubblicazione del Manuale grandi modificazioni.

Ci preme porre l’accento sugli effetti che l’intossicazione acuta da alcol può provocare e che nel capitolo originale non erano stati trattati, in particolare gli incidenti stradali, quelli del lavoro e quelli legati alla violenza auto ed eterodiretta.

Un terzo degli incidenti stradali vedono l’intossicazione acuta da alcol come causa principale, così pure gli infortuni sul lavoro, il 50% degli omicidi, il 30% dei suicidi, addirittura l’80% delle violenze sessuali e il 78% delle lesioni personali (ferite e traumi dovuti a percosse, risse, violenze domestiche, ecc.).
In particolare in questi anni sono notevolmente aumentati (anche a causa dell’aumento del numero di auto circolanti) gli incidenti stradali alcolcorrelati.
Già a basse dosi l’alcol compromette l’abilità nella guida come descritto nella tabella sottostante.
Alcolemia Effetti

0,0 g/l Riflessi normali, visione normale, campo visivo integro, esatta percezione delle distanze. 0,2 g/l Iniziale rallentamento dei riflessi e conseguentemente dei tempi di reazione. 0,5 g/l Maggior rallentamento dei riflessi, campo visivo più ristretto, occhi più sensibili, iniziale alterazione delle distanze, sottovalutazione del pericolo e sopravvalutazione delle proprie capacità. 1,2 g/l Ulteriore accentuazione degli effetti secondari sopra citati, visione doppia e alterata percezione dei colori, + 2 g/l Percezioni sensoriali molto alterate, visione a tunnel, riflessi molto rallentati, stato di ubriachezza.

È evidente, quindi, che il limite di alcolemia dello 0,5 g/l adottato in Italia e in diversi altri Paesi (o ancor più quello di 0,8 g/l adottato in altre nazioni), come limite per poter guidare, non è un livello di sicurezza assoluta, ma un compromesso tra la sicurezza sulla strada e gli interessi commerciali.

2.1.b – Capitolo primo Hudolin

CARATTERISTICHE

L’intossicazione acuta da alcol deriva dall’assunzione, in un tempo breve, di grandi quantità di alcol. È un’esperienza che può capitare a chiunque.
Le persone sensibili a pur minime quantità di alcol sono rare. Questi soggetti difficilmente si ubriacano, in quanto l’ipersensibilità che si manifesta in essi, di fatto, inibisce l’ulteriore consumo di alcolici.

Le persone con disturbi organici cerebrali — esiti di lesione, atrofie di varia natura, esiti di processi infiammatori o degenerativi, arteriosclerosi cerebrale — tollerano male l’alcol e si ubriacano già con minime quantità di sostanza. Lo stesso accade agli alcolisti in fase irreversibile, quando la tolleranza è diminuita.

Lo stato di intossicazione acuta da alcol è dovuto, tranne che in casi rari, ad una scelta libera e volontaria.

Alla maggior parte delle persone capita, almeno una volta nella vita, di sperimentare uno stato di ubriachezza, quanto meno lieve. I motivi che spingono l’uomo al bere sono i più vari. Più frequentemente l’uomo beve per un proprio piacere personale. Oppure, beve perché gli altri lo fanno, o per divertimento, o, ancora, per la compagnia.

La persona beve quando è triste, per tirarsi su; quando è felice, per continuare a esserlo. D’estate si beve per rinfrescarsi; d’inverno, per riscaldarsi. Insomma, ogni motivo è buono per bere. Il bere fa parte del modello di comportamento che viene insegnato all’interno del gruppo familiare o all’interno della comunità dove si vive e si lavora. Il bere rientra nello stile di vita della comunità ed è parte del suo patrimonio culturale.

L’uomo, in casi eccezionali, beve anche per altre cause. Tra queste, come abbiamo già visto, vi sono i disturbi psichici, con particolare riferimento ad alcune malattie mentali e più in generale a situazioni di depressione e di ansia. Vi è poi il caso di ammalati che cercano di risolvere i loro problemi di carattere fisico — gli stati dolorosi, l’achilia gastrica, ad esempio — con l’alcol. Chi non è alcolista sa quando e in che quantità far uso di bevande alcoliche, può scegliere in qualsiasi momento di non bere, si sa astenere senza alcuna difficoltà.

L’intossicazione acuta dipende dalla concentrazione di alcol nel sangue.

Questa a sua volta dipende dalla quantità di bevanda alcolica assunta, dal peso corporeo dell’individuo, dalla gradazione della bevanda stessa e dalla velocità con cui è stata assunta.

La concentrazione dell’alcol nel sangue sarà più alta se si bevono superalcolici, a stomaco vuoto e in breve tempo. Fa differenza infatti se l’alcol è stato assunto a digiuno oppure dopo aver mangiato (NdR L’alcolemia è la quantità di alcol nel sangue e si misura in g/l o in mg/100ml. Dipende da svariati fattori. Il peso e la massa corporea della persona: più una persona pesa, minore sarà l’alcolemia se assume la stessa quantità di alcol. Se l’assunzione di alcol è a digiuno l’alcolemia sarà più alta che non a stomaco pieno in quanto l’assorbimento sarà più veloce, quasi immediato.

Anche il tempo di assunzione interferisce con l’alcolemia:

se beviamo un bicchiere tutto in un fiato avremo un picco di alcol nel sangue dopo pochi minuti, se invece sorseggiamo lo stesso bicchiere in un lungo periodo (ad es. un’ora) avremo una curva alcolemica molto più bassa e costante.

Ci sono poi dei fattori che incidono sulla capacità del nostro organismo di eliminare più o meno velocemente l’alcol e quindi sull’alcolemia. Sono l’età (nei giovani l’alcoldeidrogenasi, che è l’enzima che metabolizza l’alcol, è per nulla o poco presente e per questo fino ai 18 anni è proibito bere), il sesso (le donne hanno un terzo in meno di alcoldeidrogenasi e quindi a uguale quantità di alcol ingerita avranno alcolemie più elevate che non i maschi), l’etnia (gli orientali hanno meno alcoldeidrogenasi) e lo stato di salute del fegato (un fegato ammalato o grasso avrà più difficoltà a smaltire l’alcol). Ricordiamo, inoltre, che le «bollicine» (anidride carbonica) aumentano l’assorbimento dell’alcol.

Le persone che sono abituate a consumare alcol, magari anche in quantità non moderate, hanno maturato un maggior corredo enzimatico, di alcoldeidrogenasi e in particolare del MEOS (sistema microsomiale di ossidazione dell’etanolo), che permette loro di avere un’alcolemia più bassa a fronte dell’introduzione di dosi equivalenti di alcol. Infine dobbiamo tenere in considerazione la concentrazione alcolica della bevanda in rapporto alla quantità.

A questo proposito è importante sapere che

alle normali dosi da bar, una birra, un bicchiere di vino e un bicchierino di superalcolico contengono grosso modo la stessa quantità di alcol (10-11 g) e per questo si parla di Unità Alcolica o di standard drink.
Non deve essere dimenticato che un fegato normale riesce a metabolizzare circa 10 g di alcol ogni ora. Quindi per potersi mettere alla guida senza alcol nel sangue si deve attendere un’ora per ogni Unità Alcolica consumata.

Va ricordato, che l’alcol viene metabolizzato per il 95% dal fegato, il restante 5% viene eliminato dalle reni ma anche attraverso il sudore e con l’aria espirata. Pertanto per l’eliminazione dell’alcol non servono i rimedi empirici dei quali spesso si sente parlare tipo il bere molta acqua, fare docce fredde, provocare sudorazione, bere caffè, ecc. È necessario attendere che il fegato faccia il suo lavoro secondo i suoi tempi).
Per stato di ubriachezza noi intendiamo quella condizione in cui una persona manifesta alterazioni evidenti dei normali parametri psicofisici, alterazioni che sono tipicamente legate agli effetti prodotti dall’alcol.

La concentrazione di alcol nel sangue che porta il soggetto allo stato di ubriachezza è raggiunta quando si è oltrepassato il limite che provoca cambiamenti tali da alterare significativamente i rapporti interpersonali e tali da portare a una temporanea inabilità lavorativa. L’inabilità al lavoro è presente molto prima che divenga evidente, quando un osservatore esterno è ancora lungi dall’accorgersi di trovarsi di fronte ad uno stato di intossicazione da alcol.

Una misura dello stato di ubriachezza

come si è detto, può essere ricavata dalla misura della concentrazione di alcol nel sangue. Quando la concentrazione di alcol nel sangue supera il 5‰, è intossicazione acuta da alcol, la maggior parte dei soggetti entra in coma; sopra il 5‰ si ha il coma profondo; concentrazioni maggiori portano alla morte. Tutti i quadri clinici dell’ubriachezza acuta possono essere compresi fra questi due estremi, 0 e 5‰.
L’alcol non viene usato come anestetico, per quanto rientri, a rigore, in questa categoria di sostanze, poiché il margine fra la dose anestetica e la dose letale è troppo esiguo. Occorre chiedersi qual è la dose letale di alcol.

I primi a determinare la dose letale dell’alcol sono stati Seemann J.A. e Karls A.O, nel 1931. Negli anni Trenta, la dose letale era stata calcolata in 6-8 grammi di alcol per chilogrammo di peso corporeo (Widmark E.M.P. e coll., 1933; Elbel H., 1937). Successive ricerche hanno portato ad una sempre maggiore precisione. Di recente la dose letale è stata fissata in valori di 3-5 ‰ di concentrazione di alcol nel sangue. Secondo Prokop O. e Göhler W. (1976), la dose letale è raggiunta quando la concentrazione di alcol nel sangue si colloca fra il 2,5 e il 5 ‰. Per i bambini la dose letale è molto più bassa.

La concentrazione di alcol nel sangue Nelle urine o nell’aria espirata può essere determinata in diversi modi.

Quando si vuole misurare la concentrazione di alcol nel sangue, bisogna ricordare, all’atto del prelievo, di non disinfettare con alcol la cute dove si effettua il prelievo, per non falsare la misurazione. Le reazioni psichiche dei soggetti in stato acuto di ubriachezza sono le più diverse e variano fortemente da individuo a individuo.

Alcuni soggetti sono facilmente irritabili e aggressivi. Altri sono piuttosto portati a reazioni depressive. Altri ancora sono molto vivaci e presentano un comportamento irrazionale. Da principio il soggetto ubriaco si comporta in maniera più disinibita nei confronti di chi ha intorno, parla molto e tende a oltrepassare i limiti di un corretto comportamento sociale. In una seconda fase, subentrano inquietudine, disturbi dell’equilibrio, talvolta vomito e infine il sonno.

L’iniziale fase di eccitamento lascia il posto ad una fase di assopimento e di torpore delle funzioni cerebrali. Con il progredire dell’intossicazione si fanno sempre più evidenti i sintomi di depressione del sistema nervoso centrale, fino a giungere allo stato di coma. Allo stato di grave ubriachezza con disturbi dello stato di coscienza segue il sonno alcolico, oppure il coma. Al risveglio la persona manifesta di solito una amnesia totale o parziale su quanto è accaduto mentre era in stato di ubriachezza.

La dose letale di alcol

è equivalente, per un soggetto adulto, di corporatura normale, a 3/4 di litro di cognac, assunto a digiuno e in breve tempo. Le intossicazioni letali da alcol si presentano solo in casi eccezionali. Sono più frequenti fra i bambini per motivi accidentali; negli adulti si tratta per lo più di situazioni legate a sfide o a scommesse.

Molto spesso i giovani si vantano della loro capacità di tollerare l’alcol. Su questo fanno scommesse, con conseguenze che possono anche essere gravi. Di norma, si beve lentamente. Così facendo, il soggetto si addormenta, o entra in coma, o vomita, prima che la concentrazione di alcol nel sangue superi il limite di guardia.

È possibile che nel corso dell’intossicazione acuta si manifestino uno o più attacchi convulsivi, che assomigliano alla crisi di grande male epilettico. L’intossicazione acuta può provocare attacchi epilettici o lo stato di male epilettico nei soggetti che soffrono di epilessia; per costoro è tassativa la totale astinenza. Rimane da chiarire se lo stato di ubriachezza sia o non sia una malattia.

Se si parte dal punto di vista che l’alcol è una sostanza tossica, allora è evidente che si tratta di una malattia, come nel caso delle intossicazioni da altre sostanze tossiche.

Da un altro punto di vista, si può considerare il bere come un modello di comportamento, uno stile di vita largamente accettato e da alcuni gruppi sociali perfino largamente condiviso; non a caso si parla anche di bere sociale e di bere ricreativo. In questo contesto, l’ubriachezza non viene più ad essere una malattia, ma viene considerata come un comportamento a rischio, questo che costituisce uno lo stile di vita di un determinato gruppo.

Vi sono altri modelli di comportamento, accettati dalla società, che sono ugualmente pericolosi per la salute e che possono mettere in pericolo la vita della persona, ma che non sono considerati indicativi di uno stato patologico.
Probabilmente è insita nel genere umano la tendenza a rischiare la propria vita. Anzi, per qualcuno, questo mettere in pericolo la propria esistenza sembrerebbe essere l’unica possibilità per dimostrare, a sé stesso e agli altri, di essere vivo.

Questo non significa naturalmente che in certi casi non sia necessario curare la persona. La grave intossicazione acuta è un disturbo serio che può a volte portare alla morte.

DIAGNOSI

Nella maggior parte dei casi la diagnosi di intossicazione acuta da alcol non è difficile e può essere formulata già in base all’anamnesi.
Solo in taluni casi, per il medico, per gli operatori paramedici o in genere per chi ha a che fare abitualmente con soggetti in stato di ubriachezza, la diagnosi può prospettarsi particolarmente difficile.

Considerati i risvolti medico legali che vi possono essere occorre muoversi con attenzione. Sarà necessario, in alcuni casi, non limitarsi ai consueti esami, ma determinare anche la concentrazione di alcol nel sangue (NdR Nel presente capitolo, nella parte riguardante la diagnostica, Hudolin poneva l’accento sull’esame obiettivo ed elencava tutta una serie di sintomi e di riscontri evidenziabili nell’esame obiettivo che sono senz’altro tuttora validi.

Dobbiamo, però, considerare che negli ultimi vent’anni il dosaggio dell’alcolemia è diventata prassi routinaria in qualsiasi struttura ospedaliera (oltre che presso le forze dell’ordine) anche come esame d’urgenza. Pertanto in ogni situazione sospetta per intossicazione acuta da alcol, come nelle situazioni di stato saporoso o di coma delle quali non conosciamo l’origine, è buona prassi eseguire sempre il dosaggio dell’alcol nel sangue.

Vi sono varie patologie che possono causare una situazione clinica sovrapponibile a quella dello stato di sopore o di coma etilico e con le quali va posta una diagnosi differenziale.

Le situazioni più comuni possono essere considerate i traumi cranici, le infezioni tipo encefaliti o meningiti, le crisi convulsive, i comi dismetabolici, le encefalopatie di vario tipo, in particolare quella epatica, l’effetto di intossicazioni varie (in particolare da barbiturici o ipnotici), ecc.).

Si può utilmente ricorrere ad alcuni esami biochimici ed ematologici per capire se ci si trova di fronte ad una ubriacatura passeggera o se invece si tratta di un caso di alcolismo o di bere problematico. Se l’esame permette di accertare una concentrazione di alcol nel sangue superiore a valori di 1,3‰, in assenza di chiari sintomi clinici di ubriachezza, si può essere certi di trovarsi al cospetto di un alcolista con una elevata tolleranza all’alcol. Una tale concentrazione di alcol nel sangue porta infatti, senz’ombra di dubbio, chi non è alcolista, ad uno stato di ubriachezza.

Resta il fatto che non si può arrivare ad una diagnosi sicura di uno stato di ubriachezza lieve solo in base alla visita medica. Giova molto, ai fini di una corretta diagnosi, l’esperienza del medico. Sono pure importanti le condizioni in cui la visita medica si svolge (NdR A livelli di alcolemia fino a 1,0 g/l prevalgono gli effetti euforizzanti in quanto l’alcol va a deprimere l’attività inibitoria che normalmente è svolta dalla sostanza reticolare sulla corteccia cerebrale: la persona parla molto, ma con frasi spesso senza senso compiuto, spesso ride per nulla, è disinibita a volte anche eccessivamente e può rapportarsi con gli altri in maniera «esagerata» e ha difficoltà a concentrarsi.

Spesso, specie se non è abituata all’alcol, barcolla e comunque i suoi riflessi sono già rallentati tanto da risultarle difficile affrontare situazioni impreviste come quelle che potrebbero presentarsi guidando o facendo lavori che richiedono attenzione. Può essere presente tachicardia (accelerazione del battito cardiaco) e tachipnea (accelerazione del respiro).

Normalmente in questa fase si parla di stato di ebbrezza, a meno che la persona sia così poco abituata all’alcol da manifestare già i sintomi dell’ubriachezza.

A livelli di alcolemia tra 1,0 e 2,0 g/l gli effetti depressivi sul cervello si fanno più evidenti: dall’euforia si può passare a una fase di depressione, le percezioni sensoriali sono notevolmente rallentate, la persona ha difficoltà di comprensione e di elaborazione mentale, parla in modo stentato, perde facilmente l’equilibrio con rischio di cadute, può instaurarsi uno stato di sonnolenza che si risolve se il soggetto viene stimolato, oppure, a volte, uno stato di agitazione psicomotoria. Si possono evidenziare pallore, midriasi e riduzione dei riflessi. Possono essere presenti nausea e vomito, vertigini e arrossamento del viso. Questa fase viene definita come stato di ubriachezza.

Tra i 2,0 e i 3,0 g/l di alcolemia gli effetti depressivi sul Sistema Nervoso Centrale sono ancora aumentati. La persona è molto confusa, tende a essere soporosa, i riflessi sono nettamente diminuiti, possono presentarsi crisi convulsive o deliri e allucinazioni. Si possono presentare anche crisi ipoglicemiche, aritmie cardiache e alterazioni degli elettroliti.

Dai 3,0 e i 4,0 g/l dallo stato soporoso si può passare al vero e proprio coma etilico spesso associato a notevole abbassamento della pressione e a depressione respiratoria con alterazione dell’equilibrio acido base.

Sopra i 4,0 g/l nella maggior parte dei casi c’è il coma etilico con assenza di reattività e totale assenza di percezioni. Depressione dei centri respiratori, disordini idroelettrolitici, acidosi e possibile shock ipovolemico.

Il coma compare più facilmente se vi è stata una contemporanea assunzione di psicofarmaci o altre droghe. Il coma etilico è causato dai vari fattori sopracitati, ma anche dall’effetto diretto sui neuroni con aumento della permeabilità della loro membrana e conseguente alterazione della diffusione dello stimolo nervoso e dal contemporaneo sbilanciamento dei neurotrasmettitori.

Sopra i 5,0 g/l di alcolemia può sopraggiungere la morte per paralisi dei centri respiratori e grave acidosi metabolica).

Rimane il fatto che l’esame clinico permette di accertare lo stato acuto di ubriachezza solo in un limitato numero di casi. Secondo alcuni autori, che si basano su casistiche molto ampie, una diagnosi certa può essere fatta solo previa determinazione della concentrazione di alcol nel sangue e nel caso la concentrazione superi un determinato valore limite.

Questo valore limite è stato determinato in modo differente da autori diversi.
Il parere sul grado di ubriachezza del soggetto è importantissimo, sia dal punto di vista clinico, sia per i risvolti medico-legali che ne possono conseguire.

Come abbiamo già detto l’alcolista, per la sua alta tolleranza nei confronti dell’alcol, comincia a mostrare le manifestazioni tipiche dello stato di ubriachezza solo quando la concentrazione di alcol nel sangue raggiunge valori molto più elevati rispetto al non alcolista.

Alcune volte la visita medica è resa difficile dalla situazione contingente in cui viene effettuata.

Pensiamo al caso di un esame medico fatto in seguito ad un incidente stradale, o dopo un incidente di qualche altro genere. In questo caso bisogna sempre tener conto di una serie di fattori esterni, quali lo shock o comunque un possibile stato di agitazione del soggetto. Il fatto, poi, che il medico si trovi a esaminare una persona che non conosce affatto, contribuisce ad aumentare la difficoltà della diagnosi.

Certi fenomeni potranno essere giudicati e interpretati dal medico solo con difficoltà. È il caso, ad esempio, dell’arrossamento del viso, tipico dell’individuo che si trova nella prima fase di intossicazione. Molte persone infatti presentano un arrossamento diffuso del volto, senza per questo consumare alcolici.

È da tenere nella dovuta considerazione anche il fatto che molti, soprattutto se in uno stato grave di ubriachezza, cercano in tutti i modi di nascondere il loro stato; oppure, ed è il caso opposto, si mostrano più ubriachi di quanto non siano realmente. Nel corso della visita il medico deve sottoporre il paziente a numerosi esami psicosensoriali e psicomotori.

Di norma nel paziente viene esaminata la deambulazione e quindi la capacità di compiere correttamente una rotazione intorno al proprio asse. Si passa quindi all’esame della capacità di deambulare seguendo una linea retta. È necessario osservare con attenzione la sicurezza nella marcia, tenendo presente che il soggetto intossicato cammina spesso appoggiando i piedi su una base più larga di un soggetto sobrio.

La capacità di mantenere la stazione eretta e di deambulare correttamente si esamina con il paziente a occhi chiusi con l’esame di Romberg. Va comunque tenuto presente che un buon numero di persone, perfettamente sane e sobrie, pari, secondo alcuni autori, al 10%, mostra alterazioni significative all’esame di Romberg.

L’esame della coordinazione motoria consiste nel far toccare al paziente le punte degli indici delle mani.

La prova va fatta ripetere a occhi aperti e chiusi. All’inizio della prova l’esaminato tiene le braccia lungo i fianchi; le porta quindi con movimento rotatorio in posizione orizzontale, perpendicolari al corpo, distese in avanti, fino a far toccare le punte degli indici.

Il medico può osservare la durata e l’intensità del nistagmo di rotazione. È una prova molto semplice da eseguire. Si fanno compiere al paziente 5 veloci rotazioni sul proprio asse, in un breve arco di tempo, al massimo in 10 secondi.

Una persona sana, perfettamente sobria, avvertirà un lieve nistagmo vestibolare, di durata variabile fra i 5 e i 9 secondi. Facendo eseguire la stessa prova ad un alcolista, anche se con una esigua percentuale di alcol nel sangue, poniamo lo 0,5‰, questi avvertirà un nistagmo molto più evidente, della durata di almeno 10 secondi. È un chiaro indice di come la funzione del nervo vestibolare è stata alterata dall’alcol.
Vanno inoltre esaminati il modo di conversare, il comportamento generale del soggetto e le sue funzioni intellettive. Particolare attenzione andrà rivolta alla rapidità dell’eloquio, alla cadenza e alla chiarezza dell’articolazione della voce. Va poi verificata la capacità di orientarsi nell’ambiente, nonché nel tempo e nello spazio.

Negli Stati Uniti viene usato un formulario particolarmente vasto che esplora l’intossicazione acuta da alcol durante la visita medica per i soggetti con intossicazione acuta da alcol dopo gli incidenti stradali (secondo G. Thompson, 1956). È opportuno far scrivere all’esaminato qualcosa di suo pugno, per accertare se vi siano cambiamenti nella scrittura, cosa che è frequente nelle persone ubriache.

Si può sospettare di un eventuale stato di ubriachezza anche in base all’aspetto esteriore dell’esaminato. Si osserva il colore del viso, si rilevano tracce di vomito, si accerta l’odore di alcol e la presenza o meno di eventuali lesioni. Alcuni sintomi si manifestano prima di altri, a seconda di come aumenta la concentrazione di alcol nel sangue.

L’odore particolare che può avere la persona ubriaca ovviamente non proviene dall’alcol, che è una sostanza inodore, ma dalle sostanze presenti nelle bevande alcoliche o, se si è verificato, dalla presenza di vomito.


Sull’azione dell’alcol sull’uomo e sul suo comportamento esistono innumerevoli lavori (Mallach J. e coll., 1987).


Uno stato acuto di ubriachezza comporta di norma una diminuzione della capacità di intendere e di volere, diminuzione che può arrivare fino alla perdita completa di tale capacità. Le leggi dei diversi Paesi considerano l’ubriaco in maniera diversa.

Ad esempio, il codice penale jugoslavo considera l’ubriaco sottoposto a giudizio responsabile davanti alla legge e capace di intendere e volere. La norma del codice trova giustificazione nel fatto che non può essere considerato incapace di intendere e volere, totalmente o anche solo parzialmente, chi, da sobrio, poteva o doveva conoscere l’effetto che l’alcol avrebbe prodotto.


Ogni approfondimento diagnostico diventa ovviamente molto difficile se il soggetto si trova in coma alcolico. In questo caso, prima di tutto, bisogna poter escludere con certezza ogni altra causa del coma (coma diabetico, shock ipoglicemico, vari stati psicotici acuti, coma da traumi cranici, intossicazione da farmaci o altre sostanze).

Va inoltre esclusa, al minimo sospetto, l’emorragia subdurale e epidurale. Qualche volta sarà necessario eseguire anche tutta una serie di esami diagnostici (elettroencefalografia, ecoencefalografia, TAC, angiografia, altri esami di laboratorio).

TRATTAMENTO ALCOL A BRESCIA

A.C.A.T. Brescia

L’intervento nei casi lievi di intossicazione acuta da alcol non presenta particolari difficoltà. Di recente, i mass media, riprendendo quanto ipotizzato da alcuni ricercatori, hanno segnalato l’esistenza di sostanze che accelererebbero l’eliminazione dell’alcol.

Fino a oggi, però, nessuna di queste sostanze si è dimostrata chiaramente efficace. Questo ci fa dire che non esiste sostanza o mezzo che permetta di riportare rapidamente alla sobrietà, in grado cioè di accelerare il processo di disgregazione dell’alcol nell’organismo e quindi la sua eliminazione.

La prima cosa da fare con la persona ubriaca è cercare di calmarla. Particolare attenzione va poi rivolta al sistema cardiovascolare e al sistema respiratorio, al sostegno cioè delle funzioni vitali fino al momento della totale eliminazione dell’alcol dall’organismo. Nei casi più gravi, soprattutto quando ci si trova di fronte ad un caso di coma alcolico, bisogna avere ben chiaro che il paziente è in imminente pericolo di vita. È consigliata in questo caso la somministrazione di analettici e di forti dosi di vitamine.

Si rende sempre necessario l’immediato ricovero in ospedale.

È consigliabile anche la somministrazione venosa di piccole dosi di insulina e di glucosio. Il trattamento del soggetto con intossicazione acuta da alcol richiede sempre molta attenzione e una grande dose di pazienza da parte dell’operatore sanitario. Sempre più spesso vengono attivati reparti di terapia intensiva per le cure disintossicanti urgenti.

La cosa più corretta è quella di trattare l’intossicazione acuta in reparti di medicina d’urgenza o di rianimazione, adeguatamente attrezzati. Un reparto di questo tipo è stato attivato anni fa presso la clinica di neurologia, psichiatria, alcolismo e altre dipendenze dell’ospedale universitario «Dott. M. Stojanovic» di Zagabria (NdR In un’altra pubblicazione di qualche anno prima (Vl. Hudolin, Alcolismo, ARCAT Friuli Venezia Giulia, 1985) Hudolin consigliava l’istituzione della sobering unit (cioè «unità per la disintossicazione»), di cui si trova riscontro anche nella letteratura internazionale.

Tale proposta è stata recentemente ripresa (G. Corlito, Ipotesi di costituzione della «sobering unit» nei Pronto Soccorsi, Nuova Rassegna Studi Psichiatrici, vol. 5, 2012). Nella maggior parte dei casi di intossicazione alcolica, la lavanda gastrica non viene effettuata, in quanto l’alcol entra molto rapidamente in circolo, così da rendere inutile il ricorso a questo tipo di intervento. Inoltre, la lavanda gastrica può comportare pericolosi reflussi bronco-polmonari. E questo rischio è tanto maggiore se il soggetto è privo di coscienza.

Può essere il caso allora di ricorrere alla emodialisi (Durakovic Z. e coll., 1988)

(NdR Rispetto a quanto descritto nel capitolo non ci sono molte novità riguardo alla terapia degli stati di intossicazione etilica. A completamento di quanto descritto dal professor Hudolin possiamo consigliare quanto segue.

Nelle situazioni lievi e moderate, in particolare se la persona è vigile, la terapia deve essere solo di supporto e protettiva, specie se sono presenti crisi di agitazione.

La lavanda gastrica è indicata nei casi di vomito al fine di prevenire delle infezioni ab ingestis o comunque nel caso si sospetti la presenza di forti quantità di alcol nello stomaco come nel caso che venga riferita una notevole ingestione di bevande alcoliche in breve lasso di tempo.

La lavanda gastrica deve essere effettuata con particolare attenzione a non provocare vomito ove questo non sia presente (consigliato l’uso di spray anestetici locali per ridurre il riflesso del vomito). Nei casi di coma la persona va trattata come in un qualsiasi coma sostenendo in primis le funzioni vitali.

In situazioni di coma con livelli di alcolemia superiori ai 4,0-5,0 g/l, l’emodialisi — come indica Hudolin — può essere risolutiva e quindi deve essere considerata il trattamento di elezione).


HANGOVER O STORDIMENTO

A conclusione del capitolo sullo stato di intossicazione acuta da alcol è opportuno soffermarsi, brevemente, sul fenomeno dello stordimento, l’hangover degli autori inglesi. Stordimento è un termine che non ricorre frequentemente nella terminologia medica.

Assume un proprio significato clinico e ricorre spesso quando si parla di alcolismo. Karpman B., in un testo del 1957, ha fatto un’ampia e dettagliata esposizione del fenomeno dell’hangover. Lo stordimento non è causato solo dall’intossicazione alcolica; può manifestarsi anche dopo l’assunzione di determinate sostanze psicoattive, si tratti di farmaci o di sostanze illegali (Ghodse H. e Khan I., 1988).

Con questo termine si intende lo stato conseguente ad una forte ubriacatura, dopo che l’alcol è stato completamente eliminato dal sangue e quando si provano sensazioni soggettive di nausea e di sgradevole malessere. Sono presenti disturbi fisici — gastrointestinali, come nausea e vomito, talvolta giramenti di testa — psichici e neurovegetativi (Bonte W. e Volck J., 1978; Laurell H. e Törnos J., 1983; Rydberg U., 1977).


Con il termine di stordimento morale si indica infine quella sensazione di disagio che il soggetto avverte particolarmente quando non ricorda più nulla del periodo in cui si trovava in stato di ubriachezza e teme di aver commesso degli atti più o meno sconvenienti.

Lo stordimento è dunque lo stato in cui versa il soggetto che ha consumato grandi quantità di bevande alcoliche, risentendone dal punto di vista sia fisico che emozionale. Un forte stordimento si manifesta più di frequente nei soggetti affetti da disturbi nevrotici. Può anche essere conseguenza della presenza di additivi nella bevanda ingerita, fattori ormonali e di metaboliti dell’alcol. L’hangover si cura con preparati a base di anfetamine, con la caffeina, con vitamine e antidolorifici.

INTOSSICAZIONE DA ALCOL METILICO

Parlando di alcolismo, è necessario accennare all’intossicazione da alcol metilico. Questa intossicazione ha effetti molto gravi. In genere è da ascrivere al consumo occasionale di bevande alcoliche nelle quali è presente per errore l’alcol metilico.

Talvolta si registrano casi di intossicazione da inalazione dei vapori di alcol metilico presenti in un ambiente di lavoro. È un quadro di intossicazione raro. L’alcol metilico, a differenza dell’alcol etilico, che si ossida rapidamente nell’organismo, viene metabolizzato circa 5 volte più lentamente.

Il processo di ossidazione non è completo; si formano acido formico e formaldeide, sostanze fortemente acide che provocano gravi lesioni organiche. Quasi il 50% dell’alcol metilico viene eliminato attraverso i polmoni e i reni a causa del suo lento metabolismo.

Nell’intossicazione da alcol metilico i sintomi si manifestano a distanza di ore, o addirittura di giorni. Se l’alcol metilico era contenuto in una bevanda alcolica, all’inizio i sintomi saranno quelli caratteristici dell’intossicazione acuta da alcol etilico, che può risolversi prima ancora che si manifestino i sintomi dell’intossicazione da alcol metilico.

I sintomi sono dati da :

forti dolori addominali vomito, disturbi della vista, vertigini; le pupille sono fisse e midriatiche, il respiro affannoso, il polso è debole e accelerato, il volto è cianotico. Subentra quindi il delirio e successivamente il collasso.

Se la fase acuta di intossicazione viene superata, il paziente comunque perderà molto spesso l’uso della vista. Un segno premonitore è dato dai disturbi nella percezione di alcuni colori. Bisogna prestare molta attenzione a questo sintomo nella visita medica di chi nel lavoro tratta l’alcol metilico o può entrare a contatto con i suoi vapori (intossicazione professionale con alcol metilico).

Per molti anni è stata sottovalutata l’importanza dell’acidosi nella comparsa dei sintomi. Di recente si è data una spiegazione a questo meccanismo fisiopatologico, e oggi uno dei principali interventi terapeutici in caso di intossicazione da alcol metilico consiste nel risolvere l’acidosi. Bisogna cercare di legare il CO2 nel sangue, e a tal fine somministrare soluzioni alcaline, precisamente soluzioni di lattato di sodio.

Se questa soluzione non è disponibile, si può somministrare una soluzione di bicarbonato di sodio al 5%, preparandola al momento.
È consigliabile tenere protetti gli occhi del paziente fino a che i disturbi oculari e retinici non sono del tutto scomparsi.

Alcuni autori ritengono che giovi al paziente la somministrazione di alcol etilico. Sembra infatti che l’alcol etilico acceleri il processo di ossidazione dell’alcol metilico. In effetti, prove di laboratorio hanno mostrato che l’aggiunta di alcol etilico in una miscela di tessuto epatico e alcol metilico comportava una riduzione nella formazione di formaldeide.

Altri alcoli (alcol propilico, isopropilico e butilico) non davano lo stesso risultato.
Oggi si ricorre anche alla disintossicazione mediante dialisi.

Leggi l’uscita precedente http://www.acatbrescia.it/abuso-di-alcol-brescia/

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4 commenti su “L’intossicazione acuta da alcol”

  1. RIFLESSIONI 8°/9° CAPITOLO

    Sull’eziologia dei problemi alcolcorrelati e complessi,dal mio punto di vista, c’è ben poco da aggiungere, perché,oltre a eccezioni,la stragrande maggioranza dei casi di persone che hanno appunto questi problemi dipende da cattivi stili di vita che hanno tenuto nel corso della loro vita.
    Quello che mi coinvolge attivamente è invece il 9° capitolo,dal quale emergono chiaramente due “armi” a mio avviso efficacissime di prevenzione:
    1) Il Club come”SPA per lo spirito”, dicitura a me cara,avendola anche coniata,ma cara soprattutto per il principio annesso.Chi ci conosce tende a pensare che al Club ci và SOLO chi ha o ha avuto grossi problemi alcolcorrelati e complessi, escludendo tutto il resto ed escludendosi di conseguenza.Viene quindi visto come un luogo per pochi,per disadattati, non per tutti insomma.La giusta prevenzione sta qui quindi nella promozione del Club come luogo per tutti, per famiglie,senza controindicazioni, che fa’ bene al cuore e all’anima.Occorre uscire al più presto dalla stigmatizzazione altrui di cui siamo inconsapevolmente parte attiva, raccontando sempre tanto il passato e poco il presente, dobbiamo coinvolgere maggiormente chi frequenta i Clubs e non ha avuto grossi problemi, insomma,a parlare dobbiamo essere tutti!
    2) È sempre più forte in me la necessità di avere un CENTRO ECOLOGICO-SOCIALE TERRITORIALE FUNZIONALE, è sicuramente la strada più efficace e completa per la prevenzione dei problemi alcolcorrelati e complessi,ma non solo.Darebbe realmente una marcia in più anche sotto il profilo sociale non solo nel futuro,ma soprattutto nel presente e aiuterebbe anche a sviluppare l’intento del punto 1 qui di sopra.

    Non potevamo trovarci sfida più ardua,ma si sá,a noi le cosucce facili e scontate non divertono,annoiano semmai.

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  2. Riflessioni 10° Capitolo:

    Inevitabile,con la lettura di questo questo paragrafo, l’apertura del cassetto dei ricordi personali!
    Sappiamo bene di come non dobbiamo vivere nel e del passato,ma dobbiamo ricordarlo per tenere accesa la voglia di ben-essere,di quanto è speciale,non normale,vitale, non scontato,vivo e cercato, voluto e raggiunto con volontà, sforzo, impegno e consapevolezza.
    Nel leggere ho ripercorso gli “anni del bere”,ritrovandomi in una selva oscura,fatta di momenti euforici(più per gli altri) indotti e non vissuti,sconfortanti, drammatici,di annullamento della persona,che culminavano in hangover interminabili, e venivano meno solo tramite la sbronza successiva,per poi ricomparire,e avanti così,in un’altalena esistenziale vuota e scialba.
    Però,non per fortuna,ma per davvero, tutto ciò rimane e rimarrà appunto in questo cassetto,da aprire giusto per sbirciarci dentro e capire il valore del presente e del futuro,sobrio naturalmente.
    Ancor di più, oggi, capisco l’importanza di ciò che stiamo facendo,per noi stessi e per il prossimo,e continuando,potremo solo andare avanti.

    Bruno.

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  3. Ciao Carlo, questo Capitolo è la somma di tutti i Capitoli finora studiati. Finora è stata fatta un’analisi completa sull’Alcol, partendo dalla sua lunga storia fino ai giorni nostri, analizzando tutte le teorie mediche riguardanti la sua dipendenza, fino agli più recenti psicologi che hanno valutato gli aspetti psicologici della persona con la dipendenza. La conclusione è sempre la stessa anche l’OMS finalmente ha decretato una sentenza inappellabile: non esiste moderazione o tolleranza, l’alcol è una droga, non esiste quantitativo o moderazione che non crei dipendenza. Ora sarebbe importante creare una prevenzione di disturbi alcolcorrelati, soprattutto per i giovanissimi che non sanno assolutamente nulla dei rischi che corrono. Per fare questa opera di informazione, che io ritengo una rivoluzione Epica, abbiamo bisogno del coinvolgimento di tutte le strutture Mediche e Culturali. Medici, insegnanti e tutte le persone che ruotano nel sociale dovrebbero dedicare un po’ del loro tempo alla spiegazione dei disturbi alcolcorrelati, non è possibile vivere in una società istruita senza una divulgazione informativa sui problemi dei disturbi provocati dall’alcol. Tutto questo può avvenire con una attenta programmazione che avrà bisogno di tempo e soprattutto di persone preparate per questo. Nell’immediato sarebbe meraviglioso avere subito dei Centri Alcologici attivi 24/24 pronti a intervenire in tempo reale con persone che chiedono aiuto. Io lo chiamo Pronto Soccorso Alcologico sempre attivo e operativo. Un abbraccio Gerardo.

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