Capitolo secondo – L’alcol e il suo metabolismo

1.2.a – Introduzione Valentino Patussi

Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Fi) Qualifica DIR.MED. – GASTROENTEROLOGIA – Responsabile SOD Alcologia 2016 Responsabile aziendale per le strategie su alcol e tabacco – AOUC 2017 Referente aziendale per il progetto Workplace Health Promotion (WHP) – AOUC Servitore insegnante di Club.

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute.

Bere è una libera scelta individuale e familiare, ma è necessario essere consapevoli che rappresenta comunque un rischio per la propria salute e, spesso, anche per quella degli altri.

A differenza del fumo, i cui effetti negativi sulla salute si possono subire dopo decenni di uso abituale di sigarette, l’alcol può esporre a forti rischi anche in seguito ad un singolo episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come moderato. 

In termini di sicurezza stradale è infatti noto che possono essere sufficienti appena due bicchieri di una bevanda alcolica per incrementare notevolmente il rischio di incidenti causati dall’inevitabile rallentamento della capacità di reagire prontamente agli stimoli acustici, luminosi e spaziali. 

Anche per questa ragione non è possibile sulla base delle conoscenze attuali identificare quantità di consumo alcolico raccomandabili o «sicure» per la salute.

Sarebbe peraltro improprio «raccomandare» l’assunzione di una sostanza tossica (lo stato di ebbrezza non a caso si definisce «intossicazione alcolica acuta») o capace di indurre «dipendenza», essendo una droga.

Oggi è considerato più adeguato per la tutela della salute dell’individuo parlare di quantità a basso rischio, evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo e aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande alcoliche consumate. Anche gli studi scientifici più recenti sull’assorbimento e sul metabolismo dell’alcol mettono in evidenza che esiste un danno alcolcorrelato diretto e un danno correlato ai metaboliti dell’alcol (acetaldeide) e che non esistono dosi sicure di alcol. Inoltre è bene ricordare che l’alcol ha una forte capacita di interagire con numerose sostanze chimiche elevando gli effetti collaterali legati alle varie singole sostanze: vedi nicotina, farmaci, sostanze chimiche presenti negli ambienti di lavoro, sostanze psicotrope legali e illegali.

Altre variabili che rendono indefinibile una dose sicura sono l’età, il sesso, la variabilità genetica individuale e di etnia.

In base alle evidenze cliniche e scientifiche anche nel settore degli studi sull’assorbimento e il metabolismo si conferma l’idea di continuum sempre sostenuta da Hudolin in linea con quanto anche dichiarato dall’OMS che, come detto, da tempo ribadisce l’importanza dell’approccio di popolazione e la necessità di spostare l’attenzione dal tradizionale interesse sanitario nei confronti dell’«alcoldipendenza», ai consumi di alcol di tutta la popolazione.

Bere è sempre un comportamento a rischio per tutti,

non è un problema di pochi.

1.2.b – Capitolo secondo Hudolin

L’alcol e le bevande alcoliche

Prima di descrivere i disturbi provocati dal consumo di bevande alcoliche è opportuno, per una loro migliore comprensione, descrivere brevemente la sostanza che provoca tutti questi disturbi e che fedelmente li accompagna, cioè l’alcol.

Parlando comunemente di alcol ci si riferisce all’alcol etilico o etanolo.

Oltre all’etanolo esistono altri tipi di alcol, parecchi dei quali molto tossici, che non sono però presenti nelle bevande alcoliche e che non creano problemi di dipendenza.

L’alcol etilico è un liquido incolore che evapora con facilità (NdR – L’alcol è un prodotto usato su larga scala, avendo esso moltissime applicazioni. Gli usi principali si possono così riassumere: sotto forma di alcol puro nella preparazione dei liquori o bibite alcooliche; nelle preparazioni farmaceutiche come sciroppi, elisir, alcoolati, linimenti, balsami; in profumeria aggiunto a essenze, tinture, ecc. Sotto forma di alcol denaturato nell’industria chimica, e specialmente per la fabbricazione dell’aceto, dell’etere solforico, delle materie coloranti, degli esplosivi, della seta artificiale, delle vernici, ecc.).

Nell’industria viene usato spesso come solvente. In medicina, nella concentrazione del 70%, è stato a lungo usato come disinfettante per uso esterno. Oggi è in larga parte sostituito da altre sostanze. Nonostante esista ancora oggi chi è convinto del suo effetto farmacologico, l’alcol non viene più usato come farmaco, anche se lo troviamo ancora presente in alcuni sciroppi e tinture e se continua a essere consigliato come corroborante. (NdR – Ancora oggi l’alcol viene talvolta usato in ospedale come farmaco al fine di gestire le crisi astinenziali, questa pratica non è corretta né da un punto di vista clinico né sotto il profilo scientifico. Quindi è corretto dire che «non di deve» usare l’alcol come un farmaco).

Nonostante vi sia chi lo consiglia come alimento, come farmaco, o come sostanza che favorisce i rapporti sociali, l’alcol non dovrebbe essere usato per questi scopi; non esistono infatti motivi scientifici ne giustifichino questi impieghi. (NdR – Non esistono evidenze scientifiche che possano giustificarne l’uso: «Non esiste un limite minimo sotto il quale l’alcol può essere consumato senza rischi. L’alcol è causa di alcuni dei più gravi problemi di salute di tutto il mondo. Meno si beve, meglio è» -Hans Emblad O.M.S., Craft N., BMJ, 1994).

L’alcol è una sostanza tossica, quindi le bevande alcoliche non possono essere considerate nutrienti o curative e il loro effetto sui rapporti sociali può anche rivelarsi deleterio. (NdR- L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena; è una sostanza psicotropa anche se non rientra tra le sostanze stupefacenti e psicotrope previste nelle tabelle ministeriali (tabella I, ex D.P.R. 309/90, è una droga capace di indurre dipendenza superiore rispetto alle sostanze o droghe illegali più conosciute. L’alcol, pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente come le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari. L’alcol etilico è classificato tra i cancerogeni di classe 1 dall’International Agency for Research on Cancer (tabella 1), quindi responsabile della formazione di tumori (14 tipi), sia per l’effetto diretto dell’etanolo che per l’effetto indiretto del suo primo metabolita, l’acetaldeide. Questa classificazione accomuna l’alcol, in maniera similare, a tabacco, amianto, asbesto, benzene, ecc.).

Per questo motivo ogni uso di alcol viene a essere contemporaneamente anche abuso. (NdR – Non esiste un consumo di alcol moderato, sociale, responsabile, né tanto meno un abuso (che prevedrebbe l’esistenza di una quantità che non sia abuso e quindi sicura), in quanto si tratta di una sostanza tossica di cui non esiste una quantità sicura cioè priva di rischi per l’essere umano. Al tempo stesso il consumo delle bevande alcoliche è socialmente accettato, è assai difficile parlare di abuso per indicarne il cosiddetto consumo sociale. Bisogna far capire alla popolazione che qualsiasi consumo è non sicuro, cioè non privo di rischi).

Per questi motivi continueremo a riferirci all’uso, avendo però ben presente che bere comporta sempre un rischio. (NdR – Infatti, ancora oggi, nella popolazione (e negli operatori sanitari) si riscontrano una bassa percezione del rischio alcolcorrelato e una scarsa attenzione al consumo, modalità incentivata, oltre che dalle abitudini culturali, anche dalla continua diffusione da parte dei media di informazioni sugli effetti benefici di alcune bevande, vino in particolare, sotto cui si nasconde spesso un interesse commerciale). Nota a margine 1

Gli studi scientifici dell’alcol sulle funzioni vitali degli organismi viventi, animali e vegetali in condizioni normali e sulle modificazioni nel corso di una malattia o in una qualsiasi condizione patologica iniziano nel XX secolo, quando vengono scoperte le metodiche per misurare la quantità di alcol presente nel sangue (alcolemia) e negli altri liquidi e tessuti corporei. Prima dell’avvento di queste metodologie la presenza dell’alcol poteva essere accertata senza che, però, se ne potesse determinare la concentrazione.  

Le ricerche più recenti hanno permesso di mettere a punto nuovi metodi che hanno facilitato gli studi sul metabolismo dell’alcol nell’organismo. L’alcol ha un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale e la sua azione è simile a quella degli anestetici; peraltro non viene usato in anestesiologia poiché il margine fra la dose anestetica e la dose letale è troppo esiguo. Nota a margine 2

L’alcol etilico è il principale componente delle bevande alcoliche. In esse, oltre all’acqua, si possono trovare svariate altre sostanze che sono prodotti secondari della produzione di bevande alcoliche (Congeners, nella letteratura anglo-americana), o che vengono aggiunte allo scopo di correggerne il gusto, l’odore e il colore. Spesso a queste sostanze vengono imputati i disturbi che si manifestano dopo il bere e negli alcolisti (Nagy L. e coll., 1978). La bevanda alcolica è da ritenersi particolarmente pericolosa se vi si trovano quantità anche minime di alcol metilico. 

La bevanda alcolica si ottiene con la fermentazione degli amidi e del glucosio. Il glucosio e gli amidi sono contenuti nella frutta, nei cereali, nel miele e nel latte, ma per la produzione dell’alcol si possono usare anche i succhi delle piante, ad esempio dell’agave. Le tribù germaniche e slave dell’antichità producevano le bevande alcoliche fermentando il miele mescolato con l’acqua. In Estremo Oriente si usa il riso e nelle regioni tropicali i succhi di palma, di agave e di alcuni cactus. In tal modo si producono le cosiddette bevande alcoliche naturali, caratterizzate da una concentrazione di alcol etilico che non supera i 14-­15 Vol.%. Le bevande alcoliche a più alta concentrazione si possono pro-durre tramite la distillazione del prodotto ottenuto con la fermentazione. L’alcol per uso industriale può essere anche prodotto sinteticamente.

I superalcolici si ottengono mediante la distillazione delle bevande alcoliche naturali, oppure da alcol anidro, con varie aggiunte; la vodka, ad esempio, ad una determinata concentrazione, è quasi alcol puro diluito nell’acqua. In modo analogo si producono anche i liquori.

Fra le bevande alcoliche le più conosciute sono:

1. la birra, con una concentrazione di alcol di 4-5 Vol.%

2. il vino di uva oppure anche da altra frutta, con una concentrazione di alcol di 5-15 Vol.%

3. i liquori, con una concentrazione di alcol di 20-40 Vol.%

4. i superalcolici, con una concentrazione di alcol di 30-50 Vol.%.

Abbiamo già detto che l’alcol, nonostante questo impiego non sia assolutamente giustificato, si continua a trovare in alcuni farmaci, come ad esempio tinture, tonici o sciroppi, ecc. Qualche volta l’alcol viene aggiunto alle vivande. La quantità di alcol che rimane dopo la cottura è minima, mentre rimane invariata quando l’alcol viene aggiunto dopo che la vivanda è stata preparata (gelato, macedonia, ecc.). L’effetto delle bevande alcoliche dipende dalla concentrazione di alcol che le caratterizza.

C’è una notevole differenza fra le bevande alcoliche a bassa e ad alta concentrazione di alcol. I superalcolici si ottengono solo per distillazione. Infatti durante il processo di fermentazione, quando si raggiunge una determinata concentrazione di alcol, il processo si blocca automaticamente. Per questa ragione, con la fermentazione si possono ottenere solo bevande con una concentrazione massima di alcol di circa 15 Vol.%. Come abbiamo già detto, i superalcolici si possono produrre anche con la semplice aggiunta di alcol alle bevande alcoliche (il cosiddetto arricchimento del vino). Nota a margine3

Assorbimento, metabolizzazione ed eliminazione dell’alcol

A causa del suo basso peso molecolare l’alcol attraversa facilmente le mucose, viene velocemente assorbito e passa nel sangue. Con molta facilità entra nelle cellule sciogliendo i lipidi delle membrane, ne altera la struttura delle proteine funzionali e provoca lesioni anatomiche e disturbi funzionali. L’alcol può essere assorbito anche tramite i polmoni, se i suoi vapori si trovano nell’aria che viene aspirata.

Per gli alcolisti (NdR Il termine alcolismo, nell’approccio ecologico-sociale, come espresso nell’introduzione, nonostante sia ancora utilizzato nella cultura sanitaria, non viene più riconosciuto all’interno dei manuali diagnostici. L’approccio ecologico sociale da tempo parla di problemi alcolcorrelati. Nel 1994 Hudolin ribadisce che «L’alcolismo non ha un significato medico (non può essere scientificamente definito, diagnosticato o curato in un senso medico tradizionale), ma rientra in un concetto vasto del comportamento, dello stile di vita dell’individuo, della famiglia e della comunità. In senso medico stretto l’alcolismo non esiste, perché questo altrimenti significherebbe medicalizzare gran parte degli esseri umani) che assumono il disulfiram (Antabuse, Etiltox), è pericoloso trattenersi negli ambienti dove ci sono vapori di alcol, poiché può verificarsi la reazione antabuse alcol. (NdR – Se si assume alcol sotto terapia con disulfiram, si ha un incremento dell’acetaldeide che produce nausea, vomito, vasodilatazione, tachicardia, astenia e vertigini. Questi effetti si possono avere anche per inalazione di vapori di alcol. Alcune popolazioni asiatiche hanno una alterazione nella codifica genetica di una forma di aldeide deidrogenasi: riducendosi il metabolismo dell’acetaldeide questa induce, dopo una assunzione di alcol anche modesta, sensazione di calore con vasodilatazione, arrossamento del volto, tachicardia e ipotensione. L’acetaldeide è una micromolecola altamente diffusibile e raggiunge rapidamente l’equilibrio tra sangue e tessuti. È molto più reattiva dell’etanolo così da suggerire che alcune reazioni tossiche dell’alcol siano mediate dall’acetaldeide).

Qualche volta questa reazione può essere leggera e atipica, e non essere riconosciuta. Se continua a ripetersi nel tempo si possono manifestare dei danni anche gravi, come, ad esempio, lesioni cerebrali irreversibili. Bisogna dedicare particolare attenzione a questo fenomeno quando si deve determinare l’idoneità dell’alcolista ad alcuni lavori particolari. Ricordiamo il caso di un alcolista in trattamento che si occupava della pulizia delle botti adibite al deposito di bevande alcoliche. Soffriva di cefalee, di alterazioni dell’umore e di disturbi del sonno. Dopo un certo periodo abbiamo individuato la provenienza di questi disturbi, che di fatto erano blande reazioni antabusiche. Dopo il trasferimento ad altra mansione, pur non interrompendo l’assunzione di Antabuse, i disturbi sono cessati.

Piccole quantità di alcol possono essere assorbite anche attraverso la mucosa del cavo orale o tramite ferite della cute. La quantità di alcol assorbita in questo modo non ha significato particolare a condizione che non si tratti di persone in trattamento con Antabuse.

Dopo aver bevuto, una piccola quantità di alcol viene trattenuta per breve tempo sulla mucosa del cavo orale o nella saliva. Quando per determinare la concentrazione alcolica si esamina l’aria espirata, a causa di questa piccola quantità, ci si può trovare di fronte a una reazione positiva, anche se la concentrazione di alcol nel sangue è bassa o addirittura nulla. Chi si sottopone all’esame del palloncino, subito dopo aver consumato una bevanda alcolica, deve risciacquarsi la bocca affinché l’alcol, presente nella saliva e sulla mucosa del cavo orale, non influisca sul risultato dell’esame. Una situazione analoga si verifica se l’esame viene fatto immediatamente dopo l’uso di un disinfettante orale a base di alcol o se la persona è stata da poco dal dentista e questi nel suo trattamento ha usato alcol.

L’assorbimento dell’alcol è molto veloce, per cui la concentrazione nel sangue può raggiungere il livello massimo già dopo 10-20 minuti dall’assunzione della bevanda alcolica, anche se normalmente, come riferiscono molti autori, la concentrazione massima si ottiene dopo 30-60 minuti. In alcuni casi l’assorbimento può durare più a lungo; per questo motivo il limite massimo è fissato a 80 minuti. L’assorbimento è rallentato se la bevanda alcolica viene consumata durante o immediatamente dopo il pasto, se il consumo avviene in piccole dosi, se si bevono bevande alcoliche a bassa concentrazione di alcol o se si beve lentamente.

L’alcol assorbito attraverso la mucosa dello stomaco e dell’intestino viene trasportato dalla vena porta al fegato, dove inizia la sua metabolizzazione. Nel fegato viene metabolizzato circa il 90% dell’alcol totale, compatibilmente con la sua funzionalità; il rimanente 10% viene eliminato inalterato con l’aria espirata e con le urine. L’alcol prima della sua eliminazione entra in circolo e va a interessare tutti gli altri organi.

La metabolizzazione nel fegato avviene sia quando l’organo è integro, sia quando è alterato da una epatopatia alcolica. Quantità insignificanti di alcol possono essere eliminate anche con il sudore e con il latte materno. Nota a margine 4

La concentrazione di alcol nel sangue diminuisce parallelamente alla sua metabolizzazione ed eliminazione. Nota a margine 5

La metabolizzazione dell’alcol è stata studiata a fondo e fino a oggi sono state evidenziate almeno quattro vie enzimatiche diverse. Gli enzimi più importanti sono l’alcol-deidrogenasi e l’aldeidedeidrogenasi.

Ad esempio, una bevanda alcolica che contiene 50 ml. di alcol, per essere eliminata dal sangue, ha bisogno in media di 24 ore. Già dopo 6 ore la quantità di alcol che resta nel sangue è comunque minima. La concentrazione di alcol nel liquor è più alta e anche la concentrazione di alcol in alcuni tessuti è diversa in relazione al contenuto in grassi e ad altre variabili.

A seconda che l’assunzione della bevanda alcolica avvenga a digiuno oppure dopo il pasto si avrà una diversa curva di assorbimento. Se l’alcol viene ingerito durante o dopo il pasto la maggior concentrazione di alcol nel sangue viene raggiunta più tardi e sarà più bassa, contrariamente a quanto accade se si ingerisce la stessa quantità di alcol a digiuno. Se l’alcol è bevuto a piccoli sorsi e lentamente, la concentrazione di alcol nel sangue sarà più bassa che nel caso in cui si assuma la stessa quantità in una volta sola. La curva di assorbimento si modifica inoltre se l’uso delle bevande alcoliche è continuo (Lindenbaum J., 1975).

Come abbiamo detto, circa il 10% di alcol viene eliminato dall’organismo con l’aria espirata e con le urine. L’alcol presente nell’aria espirata e nelle urine è in stretto rapporto con la concentrazione nel sangue, per cui, in base alla concentrazione di alcol nell’aria espirata e nelle urine, si può determinare anche la concentrazione di alcol nel sangue.

Urine: sangue = 1,20: 1

saliva: sangue = 1,12: 1

alcol nell’aria espirata (aria alveolare): sangue = 2100: 1

Questo significa che ad esempio 2.100 millilitri di aria alveolare conten­gono la stessa quantità di alcol di un millilitro di sangue.

Per determinare la concentrazione di alcol nell’aria espirata si ricorre al cosiddetto metodo del «palloncino» (alcoltest), che viene utilizzato per facilitare un rapido controllo dell’eventuale stato di ebbrezza dei conducenti di autoveicoli. Questo metodo viene inoltre usato, in alcuni Paesi, nelle aziende e in tutte quelle situazioni in cui bisogna determinare rapidamente la presenza di alcol e lo stato di eventuale ubriachezza dei dipendenti. Se l’alcoltest registra presenza di alcol nell’aria espirata, la concentrazione esatta può poi venire determinata tramite prelievo di sangue. Sono stati recentemente introdotti apparecchi con i quali si può accertare l’esatta concentrazione di alcol con l’esame dell’aria espirata. Quando si esegue il prelievo di sangue per accertare l’alcolemia, la zona dove viene introdotto l’ago deve essere disinfettata con sostanze che non contengono alcol, per non alterare i risultati.

L’accertamento e la misurazione dell’alcol nel sangue hanno importanti risvolti medico-legali. Per tale motivo alcuni di questi metodi sono stati ampiamente trattati nella letteratura.

Il limite massimo permesso della concentrazione di alcol nel sangue è, nella maggior parte dei Paesi, fissato per legge, sia per la guida degli automezzi che per l’attività lavorativa Nota a margine 6.

Il limite fra uso e abuso, come abbiamo già detto, non può essere definito precisamente poiché l’alcol è una sostanza tossica e quindi ogni uso è contemporaneamente anche abuso. (NdR –Il termine abuso sottostà alla terminologia legale e politica, ma non a quella sanitaria in cui il consumo di alcol (bevande alcoliche) è uno dei principali fattori di rischio per stato di salute degli esseri umani. Il DSM-5 ha abolito il termine abuso, come già era stato fatto dall’ICD-10, e ha introdotto un’unica categoria diagnostica il Disturbo da Uso di Alcol (DUA) misurato su un continuum di gravità che va da lieve a moderato a grave).

Le quantità accettabili di consumo nel traffico vengono periodicamente modificate e abbassate in base ai riscontri delle più recenti ricerche scientifiche. Le concentrazioni permesse sono in continuo calo ed esiste un movimento d’opinione internazionale, particolarmente forte negli Stati Uniti, che chiede di arrivare alla «concentrazione zero» (U.S. Department of Health and Human Service, 1989). Nota a margine 7 sono indicati i livelli massimi di alcolemia permessi alla guida in vari Paesi del mondo (nel 2015).

Esistono numerosissime ricerche che dimostrano i rischi che si corrono assumendo farmaci assieme all’alcol. La maggior parte degli autori consiglia di evitare il consumo di alcol quando si usano farmaci. Come abbiamo già detto il 90% dell’alcol viene metabolizzato dal fegato. Il fegato metabolizza l’alcol assai lentamente per cui, se il soggetto ne assume una quantità elevata, l’alcol passa direttamente nella circolazione del sangue e provoca i sintomi dell’intossicazione acuta. Nel fegato viene metabolizzata ogni ora una quantità di alcol corrispondente a circa 0,10-0,15‰ di alcolemia. Esistono diversi percorsi metabolici, ma il più probabile è quello ossidativo, con formazione di CO2 e H2O.

È sbagliato pensare che il sonno o il caffè accelerino l’eliminazione dell’alcol. Secondo alcuni autori, durante il sonno, per azione del parasimpatico, la metabolizzazione dell’alcol, e quindi la sua eliminazione, verrebbe rallentata. Alcune ricerche più recenti affermano che la metabolizzazione dell’alcol durante il sonno è uguale a quella riscontrata nello stato di veglia (Saar H. e Paulus W., 1942; Apel G., 1960). Se si assume una quantità di alcol che determina una concentrazione nel sangue di 2,0‰ (stato di ubriachezza media), dopo 8 ore di sonno la concentrazione di alcol nel sangue sarà comunque più alta della concentrazione permessa dalle leggi della maggior parte degli Stati per la guida di un autoveicolo. La caffeina contenuta nel caffè favorisce come è noto lo stato di veglia, però non ha alcuna influenza diretta sulla concentrazione di alcol nel sangue e sulla sua eliminazione. Numerose ricerche sono state condotte sull’effetto della caffeina sui valori dell’alcolemia e sulla curva di eliminazione dell’alcol. Lavori recenti dimostrano che la caffeina non interferisce nell’eliminazione dell’alcol e che addirittura può produrre conseguenze dannose per il traffico stradale (Prokop L., 1968), in quanto lo stato di veglia che induce permette la guida dei veicoli anche a quelle persone la cui concentrazione di alcol nel sangue è troppo elevata per una guida sicura e che senza caffeina si sarebbero addormentate e non avrebbero guidato. (NdR –Questo è lo stesso effetto che si ottiene oggi assumendo gli energy drinks (Red Bull, Burn, Devil, ecc.) che sono bevande analcoliche con un alto contenuto di caffeina, taurina e guaranà. Il loro effetto è quello di non far sentire la stanchezza.

Il mix energy drink e alcol è pericoloso sia perché addolcendo il sapore dell’alcol induce a berne di più e più in fretta, sia perché gli energy drink nascondono, attutiscono alcuni effetti dell’alcol dando a chi beve la percezione, solo fittizia, di essere più presenti. I ricercatori ritengono che le alte dosi di caffeina mascherano modi naturali del tuo corpo di farti sapere che hai consumato troppo alcol, quindi, le persone tendono a bere molto più di quanto dovrebbero. Il consumo di alcol mescolato con bevande energetiche è stato associato a rischi a breve e lungo termine, al di là di quelli osservati con l’alcol da solo. L’uso è stato spesso associato a episodi di binge drinking, a comportamenti a rischio, e al rischio di dipendenza da alcol.

Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che le bevande energetiche portano ad una maggiore motivazione a bere rispetto alla stessa quantità di alcol consumato da solo. La combinazione di alcolici ed energy drink sembra accrescere il priming: effetto psicologico per il quale l’esposizione ad uno stimolo influenza la risposta a stimoli successivi. Sembra che la combinazione «alcol & energy drink» contribuirebbe ad aumentare ildesiderio di consumare ancora di più. (Cecile A. Marczinski, Combined Alcohol and Energy Drink Use: Hedonistic Motives, Adenosine, and Alcohol Dependence Alcoholism: Clinical and Experimental Research, Volume 38, Issue 7, luglio 2014, pp. 1822-1825).

NOTE A MARGINE

Nota a margine 6.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEI PAESI EUROPEI

Austria: 0,49 g/l;         Belgio: 0,5 g/l;            Bulgaria: 0,0 g/l;         Cipro: 0,5 g/l; 

Croazia: 0,5 g/l;          Danimarca: 0,5 g/l;    Estonia: 0,2 g/l;         

Finlandia: 0,22 mg/l;  Francia: 0,5 g/l;          Germania: 0,5 g/l;     

Grecia: 0,5 g/l;                        Irlanda: 0,5 g/l;           Islanda: 0,5 g/l;          

Italia: 0,5 g/l;              Lettonia: 0,5 g/l;         Liechtenstein: 0,8 g/l;
Lituania: 0,4 g/l;         Lussemburgo: 0,5 g/l; Malta: 0,8 g/l;            

Norvegia: 0,2 g/l;        Olanda: 0,5 g/l;          Polonia: 0,2 g/l;         

Portogallo: 0,5 g/l;     Regno Unito: 0,8 g/l;  Repubblica Ceca: 0,0 g/l;      

Romania: 0,0 g/l;        Russia: 0,3 g/l;            Slovacchia: 0,0 g/l;
Slovenia: 0,5 g/l;         Spagna: 0,5 g/l;          Svezia: 0,2 g/l;            Svizzera: 0,5 g/l;
Ungheria: 0,0 g/l.

Nota a margine 7.

I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEGLI STATI UNITI, CANADA E ALTRI PAESI NON EUROPEI

Australia: 0,5 g/l;        Canada: 0,8 g/l;          Giappone: 0,3 g/l;      India: 0,0 g/l;
Messico: 0,8 g/l;         Tailandia: 0,5 g/l;       Stati Uniti: 0,8 g/l.

 Nota a margine 1

Il valore mondiale del mercato degli alcolici è di 800 miliardi di euro, e il corrispondente volume del mercato è di 207 miliardi di litri (rispetto ai 195 del 2007).

Il mondo degli alcolici può così essere suddiviso:

– 25% spirits, 20 miliardi di litri e valgono 195 miliardi di euro (+2%);

– 26% vino, 22 miliardi di litri e 204 miliardi di euro (+3);

– 49% birra e altri drink, 165 miliardi e 381 miliardi di euro (+2%).

La classifica delle migliori 10 compagnie del settore è guidata dalla svizzera Nestlè e da PepsiCo, al terzo posto la belga Ab Inbev, a seguire Coca Cola e l’olandese Heineken. Poi due compagnie giapponesi che commercializzano birre e superalcolici pesano moltissimo a livello internazionale: Kirin Holding e Suntory Holdings).

Nota a margine 2

L’alcol interferisce sul sistema dopaminergico e sul sistema oppioide endogeno, rappresentando quindi un notevole stimolo motivazionale al consumo per ottenere gratificazione. Favorisce la liberazione di dopamina e determina a livello del SNC un effetto gratificante e competitivo nei confronti dei recettori oppioidi. Interferisce con l’attività del GABA, del glutammato, dell’acetilcolina e della serotonina. Induce un’alterata produzione di propiomelanocortina e quindi di ACTH e beta-endorfine con interferenza su tutti i settori neuroendocrini. Ciò spiega la ridotta capacità di fronteggiare gli stress da parte dei consumatori dannosi di alcol. L’alcol è un depressore non selettivo del SNC, ossia è capace di indurre (a dosi crescenti) alterazioni comportamentali progressive che vanno da un effetto ansiolitico e disinibente ad uno sedativo-ipnotico, fino al coma e alla morte per depressione dei centri respiratori e cardiocircolatori cerebrali. Incide sugli organi di senso, eleva la soglia del dolore e del freddo, altera il ritmo sonno-veglia, indebolisce i riflessi spinali, compromette la capacità di giudizio, predisponendo agli incidenti. La stessa euforia inibisce l’equilibrio psicomotorio e l’autocontrollo.)

L’alcol ha un effetto bifasico: a) a basse dosi: risposte euforizzanti che corrispondono ad una messa in gioco del sistema monoaminergico; b) a dosi più elevate: risposte ansiolitiche e sedative che corrispondono all’inibizione degli aminoacidi eccitatori e ad un incremento dell’attività gabaergica). 

Nota a margine 3

Nelle bevande alcoliche fermentate la presenza di alcol etilico è dovuta ad un processo naturale denominato «fermentazione alcolica» operato da quei microrganismi chiamati lieviti, mediante il quale le sostanze zuccherine si trasformano in alcol etilico e anidride carbonica. Mentre il processo della distillazione è un processo artificiale, che si basa sul principio dell’alcol etilico che evapora e 78,4°C mentre l’acqua a 100°C, quindi mettendo sul fuoco un liquido contenente alcol in un contenitore, il primo elemento a evaporare è l’alcol e ciò che si ricondensa è il distillato. Questo processo nacque probabilmente tra le popolazioni arabe per la produzione di prodotti cosmetici.

La materia prima per la fabbricazione dell’alcol è quella che contiene uno zucchero fermentescibile. Gli zuccheri che fermentano naturalmente appartengono ai monosaccaridi o esosi, il glucosio o destrosio e il fruttosio o levulosio, che si trovano nell’uva, nella frutta matura e nel miele. Questi zuccheri sipossono anche ottenere mediante processi diversi da due altri gruppi di sostanze: dai polisaccaridi zuccherini e non zuccherini. Al gruppo dei polisaccaridi zuccherini e precisamente ai biosî appartengono il maltosio e il saccarosio (zuccheri di canna e barbabietola). Al secondo gruppo appartengono sostanze di natura chimica complessa, non ancora ben definita, tra i quali gli amidi, le fecole e le cellulose. Da queste ultime sostanze al glucosio si passa attraverso diversi prodotti o destrine, che si differenziano per il loro comportamento verso lo iodio, e si dividono in amidodestrine, eritrodestrine e maltodestrine.

Materiali zuccherini da:

a) frutti (uva, mele, fichi, datteri, carrube, pere, susine, ecc.);

b) radici (barbabietole, topinambour, genziana, cicoria);

c) tigli (canna da zucchero, sorgo, alfa, ecc.);

d) melassi (dalla fabbricazione dello zucchero di canna e bietola).

Materiali amidacei da:

a) grani di cereali (mais, frumento, segale, orzo, avena, sorgo, ecc.);

b) grani di leguminose (pisello, fava, lenti, soia, ecc.);

c) tubercoli (patate, arrowroot, salep, ecc.);

d) frutti (ghiande, castagne, castagne d’India, ecc.);

e) radici (manioca, gialappa, ecc.).

Materiali contenenti cellulosa:

a) legno;

b) torba;

c) residui solfitici della lavorazione della cellulosa.

Le bevande alcoliche sono caratterizzate dalla presenza di concentrazioni variabili di alcol e si possono classificare in base a:

  • Concentrazione di alcol presente:
  • Bevande alcoliche: se hanno un contenuto d’alcol etilico fino al 21% in volume.
  • Bevande superalcoliche se il loro contenuto di alcol etilico supera il 21% in volume.
  • Processo di produzione:
  • Fermentazione di soluzioni zuccherine e quindi sono chiamate bevande alcoliche fermentate: vino, birra e sidro.
    • Distillazione di soluzioni zuccherine fermentate e si chiamano bevande alcoliche fermentate e distillate: Grappa, Cognac, Vodka, Whisky, Rum, Brandy, Acquavite.
    • Per aggiunta di sostanze aromatiche a soluzioni alcoliche zuccherine e sono le bevande liquorose: Amari, Digestivi, Liquori dolci e secchi).

Nota a margine 4

La velocità di assorbimento dell’alcol dipende da numerosi fattori, quali:

– Tipo e gradazione delle bevande alcoliche assunte (la birra viene assorbita più lentamente del vino; bevandecon una concentrazione di alcol intorno al 20% vengono più rapidamente assorbite, mentre per bevande ad elevata gradazione l’assorbimento è rallentato; l’anidride carbonica presente nelle bevande gasate ne accelera l’assorbimento).

– Presenza di cibo nello stomaco (l’assorbimento è rallentato se la bevanda alcolica viene consumata duranteo immediatamente dopo il pasto; in particolare le proteine ne rallentano l’assorbimento).

– Motilità gastrointestinale (i fattori che rallentano lo svuotamento gastrico e la motilità intestinale nerallentano l’assorbimento).

Tali fattori possono quindi determinare una variazione nel tempo di comparsa del picco dei livelli ematici di alcol etilico: in un adulto sano, l’80-90% dell’assorbimento di alcol etilico avviene in 30-60 minuti; la presenza di cibo nello stomaco può ritardare l’assorbimento fino a 4-6 ore.

Una volta assorbito, in ragione delle sue caratteristiche fisico-chimiche (facilmente solubile in acqua e nei lipidi), l’alcol si distribuisce rapidamente nei liquidi corporei ed è in grado di attraversare facilmente la barriera emato-encefalica. Così si concentra rapidamente negli organi riccamente vascolarizzati quali cervello, fegato e polmoni (F. Gambassi e P.F. Mannaioni, 2000).

Si ritiene che il sesso femminile sia più suscettibile al danno da alcol in considerazione del differente peso e del differente volume di distribuzione (le donne in genere pesano di meno e hanno meno acqua totale rispetto ai maschi). Pertanto si calcola che, a parità di introito, la quantità di etanolo che arriva al fegato è il doppio per le donne rispetto agli uomini. La quantità di etanolo che arriva al fegato e altresì influenzata dall’attività dell’alcol-dedrogenasi gastrica, responsabile di un first pass metabolism, che è a sua volta influenzata dalla concentrazione di etanolo nelle bevande (funziona di più se la bevanda contiene più etanolo), dall’abitudine al bere (funziona meno per un uso continuo di alcol), dal sesso e dall’età (funziona meno nelle donne giovani; dopo i 50 anni la sua attività è uguale tra i due sessi).

Il 90-95% dell’alcol è metabolizzato ed escreto come CO2 e H2O, mentre solo il 2-10% è escreto come tale con le urine. Il metabolismo dell’alcol avviene per il 20% a livello dello stomaco, del pancreas, del rene, del testicolo e del polmone, e per l’80% circa a livello del fegato. Il metabolismo epatico dell’etanolo avviene per lo più negli epatociti della regione pericentrale del lobulo, che è la zona a minore tensione di O2; ciò spiega la localizzazione centrolobulare del danno da etanolo. Quantità insignificanti di alcol possono essere eliminate anche con il sudore e con il latte materno. Durante la gravidanza e l’allattamento vi è controindicazione assoluta all’uso anche moderato di alcol, che diffonde infatti attraverso la placenta o nel latte e può indurre gravi alterazioni nel feto o nel lattante in cui vi è incompleto sviluppo dei sistemi enzimatici deputati al metabolismo dell’alcol. Inoltre, la capacità di metabolizzare l’alcol diminuisce in maniera rilevante nell’anziano, in cui si riduce sia la massa grassa che il contenuto totale di acqua corporea capace di diluire l’alcol.

Con molta facilità l’alcol entra nelle cellule sciogliendone i lipidi delle membrane, alterando la struttura delle proteine funzionali, e provocando lesioni anatomiche e disfunzioni cellulari (P. Gentilini, 2002). 

Nota a margine 5

La curva di Widmark esprime l’andamento della concentrazione ematica di alcol etilico nel tempo dopo una singola assunzione. La velocità di assorbimento non è costante, di conseguenza la pendenza della curva «in salita» può assumere diversi valori. Il picco ematico, viene raggiunto in circa 5-10 minuti a stomaco vuoto e in 40 minuti circa a stomaco pieno. Circa 10 minuti dopo il picco ematico la concentrazione di alcool etilico nel canale circolatorio raggiunge un equilibrio tra la concentrazione ematica e parenchimale (cervello, reni, fegato). Dopo l’assorbimento e la distribuzione il 98% dell’alcol etilico viene metabolizzato nel fegato ad aldeide acetica da parte dell’enzima NAD-dipendente alcool deidrogenasi. Solo il 5-10% dell’aldeide acetica viene eliminata come tale, la restante parte subisce ulteriore metabolizzazione ad acetaldeide (ossidazione) da parte dell’aldeide-deidrogenasi. L’acetaldeide così prodotta entra nel ciclo di Krebs e, se in eccesso, nella sintesi del colesterolo e degli acidi grassi. Questa è la via metabolica cui va incontro l’alcol se l’individuo ne beve modiche quantità e se il consumo è occasionale. Per concentrazioni superiori o per un uso continuo di alcol si attiva il sistema dei citocromi P450 (MEOS), deputato anche alla biotrasformazione di numerosi farmaci e xenobiotici (e ciò rende ragione della pericolosità dell’assumere alcol e farmaci contemporaneamente), e delle catalasi. L’acetaldeide è una sostanza fortemente tossica per l’epatocita, le membrane cellulari e gli organi intracellulari. Inoltre il metabolismo cellulare dell’etanolo aumenta la produzione di radicali dell’ossigeno, la deplezione di sostanze antiossidanti, e altera il metabolismo degli acidi grassi. Una piccola percentuale (meno del 10%) dell’etanolo introdotto nell’organismo viene eliminato con le urine, col sudore e col respiro (G.E. Arteel, 2003; V.R. Preedy e R.R. Watson, 2005; S. Tome e M.R. Lucey, 2004). In sostanza la velocità di smaltimento dell’etanolo dipende dal suo metabolismo epatico; in media la velocità di smaltimento è di circa 7 grammi/h; di conseguenza l’alcolemia diminuisce di 0,15 g/L per ora (da 0,11 a 0,24 g/L/ora).

CONCETTI GENERALI

1.2.a – Introduzione Valentino Patussi

Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Fi) Qualifica DIR.MED. – GASTROENTEROLOGIA – Responsabile

SOD Alcologia 2016 Responsabile aziendale per le strategie su alcol e tabacco – AOUC 2017 Referente aziendale per il progetto Workplace Health Promotion (WHP) – AOUC Servitore insegnante di Club.
L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute.
Bere è una libera scelta individuale e familiare, ma è necessario essere consapevoli che rappresenta comunque un rischio per la propria salute e, spesso, anche per quella degli altri.
A differenza del fumo, i cui effetti negativi sulla salute si possono subire dopo decenni di uso abituale di sigarette, l’alcol può esporre a forti rischi anche in seguito ad un singolo episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come moderato.
In termini di sicurezza stradale è infatti noto che possono essere sufficienti appena due bicchieri di una bevanda alcolica per incrementare notevolmente il rischio di incidenti causati dall’inevitabile rallentamento della capacità di reagire prontamente agli stimoli acustici, luminosi e spaziali.
Anche per questa ragione non è possibile sulla base delle conoscenze attuali identificare quantità di consumo alcolico raccomandabili o «sicure» per la salute.
Sarebbe peraltro improprio «raccomandare» l’assunzione di una sostanza tossica (lo stato di ebbrezza non a caso si definisce «intossicazione alcolica acuta») o capace di indurre «dipendenza», essendo una droga. Oggi è considerato più adeguato per la tutela della salute dell’individuo parlare di quantità a basso rischio, evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo e aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande alcoliche consumate
Anche gli studi scientifici più recenti sull’assorbimento e sul metabolismo dell’alcol mettono in evidenza che esiste un danno alcolcorrelato diretto e un danno correlato ai metaboliti dell’alcol (acetaldeide) e che non esistono dosi sicure di alcol.
Inoltre è bene ricordare che l’alcol ha una forte capacita di interagire con numerose sostanze chimiche elevando gli effetti collaterali legati alle varie singole sostanze: vedi nicotina, farmaci, sostanze chimiche presenti negli ambienti di lavoro, sostanze psicotrope legali e illegali.
Altre variabili che rendono indefinibile una dose sicura sono l’età, il sesso, la variabilità genetica individuale e di etnia.
In base alle evidenze cliniche e scientifiche anche nel settore degli studi sull’assorbimento e il metabolismo si conferma l’idea di continuum sempre sostenuta da Hudolin in linea con quanto anche dichiarato dall’OMS che, come detto, da tempo ribadisce l’importanza dell’approccio di popolazione e la necessità di spostare l’attenzione dal tradizionale interesse sanitario nei confronti dell’«alcoldipendenza», ai consumi di alcol di tutta la popolazione.
Bere è sempre un comportamento a rischio per tutti,
non è un problema di pochi.

1.2.b – Capitolo secondo Hudolin

L’alcol e le bevande alcoliche

Prima di descrivere i disturbi provocati dal consumo di bevande alcoliche è opportuno, per una loro migliore comprensione, descrivere brevemente la sostanza che provoca tutti questi disturbi e che fedelmente li accompagna, cioè l’alcol.
Parlando comunemente di alcol ci si riferisce all’alcol etilico o etanolo.
Oltre all’etanolo esistono altri tipi di alcol, parecchi dei quali molto tossici, che non sono però presenti nelle bevande alcoliche e che non creano problemi di dipendenza.
L’alcol etilico è un liquido incolore che evapora con facilità (NdR – L’alcol è un prodotto usato su larga scala, avendo esso moltissime applicazioni. Gli usi principali si possono così riassumere: sotto forma di alcol puro nella preparazione dei liquori o bibite alcooliche; nelle preparazioni farmaceutiche come sciroppi, elisir, alcoolati, linimenti, balsami; in profumeria aggiunto a essenze, tinture, ecc. Sotto forma di alcol denaturato nell’industria chimica, e specialmente per la fabbricazione dell’aceto, dell’etere solforico, delle materie coloranti, degli esplosivi, della seta artificiale, delle vernici, ecc.).

Nell’industria viene usato spesso come solvente. In medicina, nella concentrazione del 70%, è stato a lungo usato come disinfettante per uso esterno. Oggi è in larga parte sostituito da altre sostanze. Nonostante esista ancora oggi chi è convinto del suo effetto farmacologico, l’alcol non viene più usato come farmaco, anche se lo troviamo ancora presente in alcuni sciroppi e tinture e se continua a essere consigliato come corroborante. (NdR – Ancora oggi l’alcol viene talvolta usato in ospedale come farmaco al fine di gestire le crisi astinenziali, questa pratica non è corretta né da un punto di vista clinico né sotto il profilo scientifico. Quindi è corretto dire che «non di deve» usare l’alcol come un farmaco).
Nonostante vi sia chi lo consiglia come alimento, come farmaco, o come sostanza che favorisce i rapporti sociali, l’alcol non dovrebbe essere usato per questi scopi; non esistono infatti motivi scientifici ne giustifichino questi impieghi. (NdR – Non esistono evidenze scientifiche che possano giustificarne l’uso: «Non esiste un limite minimo sotto il quale l’alcol può essere consumato senza rischi. L’alcol è causa di alcuni dei più gravi problemi di salute di tutto il mondo. Meno si beve, meglio è» -Hans Emblad O.M.S., Craft N., BMJ, 1994).
L’alcol è una sostanza tossica, quindi le bevande alcoliche non possono essere considerate nutrienti o curative e il loro effetto sui rapporti sociali può anche rivelarsi deleterio. (NdR- L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena; è una sostanza psicotropa anche se non rientra tra le sostanze stupefacenti e psicotrope previste nelle tabelle ministeriali (tabella I, ex D.P.R. 309/90, è una droga capace di indurre dipendenza superiore rispetto alle sostanze o droghe illegali più conosciute. L’alcol, pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente come le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari. L’alcol etilico è classificato tra i cancerogeni di classe 1 dall’International Agency for Research on Cancer (tabella 1), quindi responsabile della formazione di tumori (14 tipi), sia per l’effetto diretto dell’etanolo che per l’effetto indiretto del suo primo metabolita, l’acetaldeide. Questa classificazione accomuna l’alcol, in maniera similare, a tabacco, amianto, asbesto, benzene, ecc.).
Per questo motivo ogni uso di alcol viene a essere contemporaneamente anche abuso. (NdR – Non esiste un consumo di alcol moderato, sociale, responsabile, né tanto meno un abuso (che prevedrebbe l’esistenza di una quantità che non sia abuso e quindi sicura), in quanto si tratta di una sostanza tossica di cui non esiste una quantità sicura cioè priva di rischi per l’essere umano. Al tempo stesso il consumo delle bevande alcoliche è socialmente accettato, è assai difficile parlare di abuso per indicarne il cosiddetto consumo sociale. Bisogna far capire alla popolazione che qualsiasi consumo è non sicuro, cioè non privo di rischi).

Per questi motivi continueremo a riferirci all’uso, avendo però ben presente che bere comporta sempre un rischio. (NdR – Infatti, ancora oggi, nella popolazione (e negli operatori sanitari) si riscontrano una bassa percezione del rischio alcolcorrelato e una scarsa attenzione al consumo, modalità incentivata, oltre che dalle abitudini culturali, anche dalla continua diffusione da parte dei media di informazioni sugli effetti benefici di alcune bevande, vino in particolare, sotto cui si nasconde spesso un interesse commerciale). Nota a margine 1

Gli studi scientifici dell’alcol sulle funzioni vitali degli organismi viventi, animali e vegetali in condizioni normali e sulle modificazioni nel corso di una malattia o in una qualsiasi condizione patologica iniziano nel XX secolo, quando vengono scoperte le metodiche per misurare la quantità di alcol presente nel sangue (alcolemia) e negli altri liquidi e tessuti corporei. Prima dell’avvento di queste metodologie la presenza dell’alcol poteva essere accertata senza che, però, se ne potesse determinare la concentrazione.
Le ricerche più recenti hanno permesso di mettere a punto nuovi metodi che hanno facilitato gli studi sul metabolismo dell’alcol nell’organismo. L’alcol ha un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale e la sua azione è simile a quella degli anestetici; peraltro non viene usato in anestesiologia poiché il margine fra la dose anestetica e la dose letale è troppo esiguo. Nota a margine 2
L’alcol etilico è il principale componente delle bevande alcoliche. In esse, oltre all’acqua, si possono trovare svariate altre sostanze che sono prodotti secondari della produzione di bevande alcoliche (Congeners, nella letteratura anglo-americana), o che vengono aggiunte allo scopo di correggerne il gusto, l’odore e il colore. Spesso a queste sostanze vengono imputati i disturbi che si manifestano dopo il bere e negli alcolisti (Nagy L. e coll., 1978). La bevanda alcolica è da ritenersi particolarmente pericolosa se vi si trovano quantità anche minime di alcol metilico.
La bevanda alcolica si ottiene con la fermentazione degli amidi e del glucosio. Il glucosio e gli amidi sono contenuti nella frutta, nei cereali, nel miele e nel latte, ma per la produzione dell’alcol si possono usare anche i succhi delle piante, ad esempio dell’agave. Le tribù germaniche e slave dell’antichità producevano le bevande alcoliche fermentando il miele mescolato con l’acqua. In Estremo Oriente si usa il riso e nelle regioni tropicali i succhi di palma, di agave e di alcuni cactus. In tal modo si producono le cosiddette bevande alcoliche naturali, caratterizzate da una concentrazione di alcol etilico che non supera i 14-15 Vol.%. Le bevande alcoliche a più alta concentrazione si possono pro-durre tramite la distillazione del prodotto ottenuto con la fermentazione. L’alcol per uso industriale può essere anche prodotto sinteticamente.
I superalcolici si ottengono mediante la distillazione delle bevande alcoliche naturali, oppure da alcol anidro, con varie aggiunte; la vodka, ad esempio, ad una determinata concentrazione, è quasi alcol puro diluito nell’acqua. In modo analogo si producono anche i liquori.
Fra le bevande alcoliche le più conosciute sono

  1. la birra, con una concentrazione di alcol di 4-5 Vol.%
  2. il vino di uva oppure anche da altra frutta, con una concentrazione di alcol di 5-15 Vol.%
  3. i liquori, con una concentrazione di alcol di 20-40 Vol.%
  4. i superalcolici, con una concentrazione di alcol di 30-50 Vol.%
    Abbiamo già detto che l’alcol, nonostante questo impiego non sia assolutamente giustificato, si continua a trovare in alcuni farmaci, come ad esempio tinture, tonici o sciroppi, ecc. Qualche volta l’alcol viene aggiunto alle vivande. La quantità di alcol che rimane dopo la cottura è minima, mentre rimane invariata quando l’alcol viene aggiunto dopo che la vivanda è stata preparata (gelato, macedonia, ecc.). L’effetto delle bevande alcoliche dipende dalla concentrazione di alcol che le caratterizza. C’è una notevole differenza fra le bevande alcoliche a bassa e ad alta concentrazione di alcol. I superalcolici si ottengono solo per distillazione. Infatti durante il processo di fermentazione, quando si raggiunge una determinata concentrazione di alcol, il processo si blocca automaticamente. Per questa ragione, con la fermentazione si possono ottenere solo bevande con una concentrazione massima di alcol di circa 15 Vol.%. Come abbiamo già detto, i superalcolici si possono produrre anche con la semplice aggiunta di alcol alle bevande alcoliche (il cosiddetto arricchimento del vino). Nota a margine3
    Assorbimento, metabolizzazione ed eliminazione dell’alcol
    A causa del suo basso peso molecolare l’alcol attraversa facilmente le mucose, viene velocemente assorbito e passa nel sangue. Con molta facilità entra nelle cellule sciogliendo i lipidi delle membrane, ne altera la struttura delle proteine funzionali e provoca lesioni anatomiche e disturbi funzionali.
    L’alcol può essere assorbito anche tramite i polmoni, se i suoi vapori si trovano nell’aria che viene aspirata. Per gli alcolisti (NdR – Il termine alcolismo, nell’approccio ecologico-sociale, come espresso nell’introduzione, nonostante sia ancora utilizzato nella cultura sanitaria, non viene più riconosciuto all’interno dei manuali diagnostici. L’approccio ecologico sociale da tempo parla di problemi alcolcorrelati. Nel 1994 Hudolin ribadisce che «L’alcolismo non ha un significato medico (non può essere scientificamente definito, diagnosticato o curato in un senso medico tradizionale), ma rientra in un concetto vasto del comportamento, dello stile di vita dell’individuo, della famiglia e della comunità. In senso medico stretto l’alcolismo non esiste, perché questo altrimenti significherebbe medicalizzare gran parte degli esseri umani) che assumono il disulfiram (Antabuse, Etiltox), è pericoloso trattenersi negli ambienti dove ci sono vapori di alcol, poiché può verificarsi la reazione antabuse-alcol. (NdR – Se si assume alcol sotto terapia con disulfiram, si ha un incremento dell’acetaldeide che produce nausea, vomito, vasodilatazione, tachicardia, astenia e vertigini. Questi effetti si possono avere anche per inalazione di vapori di alcol. Alcune popolazioni asiatiche hanno una alterazione nella codifica genetica di una forma di aldeide deidrogenasi: riducendosi il metabolismo dell’acetaldeide questa induce, dopo una assunzione di alcol anche modesta, sensazione di calore con vasodilatazione, arrossamento del volto, tachicardia e ipotensione. L’acetaldeide è una micromolecola altamente diffusibile e raggiunge rapidamente l’equilibrio tra sangue e tessuti. È molto più reattiva dell’etanolo così da suggerire che alcune reazioni tossiche dell’alcol siano mediate dall’acetaldeide).
    Qualche volta questa reazione può essere leggera e atipica, e non essere riconosciuta. Se continua a ripetersi nel tempo si possono manifestare dei danni anche gravi, come, ad esempio, lesioni cerebrali irreversibili. Bisogna dedicare particolare attenzione a questo fenomeno quando si deve determinare l’idoneità dell’alcolista ad alcuni lavori particolari. Ricordiamo il caso di un alcolista in trattamento che si occupava della pulizia delle botti adibite al deposito di bevande alcoliche. Soffriva di cefalee, di alterazioni dell’umore e di disturbi del sonno. Dopo un certo periodo abbiamo individuato la provenienza di questi disturbi, che di fatto erano blande reazioni antabusiche. Dopo il trasferimento ad altra mansione, pur non interrompendo l’assunzione di Antabuse, i disturbi sono cessati.
    Piccole quantità di alcol possono essere assorbite anche attraverso la mucosa del cavo orale o tramite ferite della cute. La quantità di alcol assorbita in questo modo non ha significato particolare a condizione che non si tratti di persone in trattamento con Antabuse.
    Dopo aver bevuto, una piccola quantità di alcol viene trattenuta per breve tempo sulla mucosa del cavo orale o nella saliva. Quando per determinare la concentrazione alcolica si esamina l’aria espirata, a causa di questa piccola quantità, ci si può trovare di fronte a una reazione positiva, anche se la concentrazione di alcol nel sangue è bassa o addirittura nulla. Chi si sottopone all’esame del palloncino, subito dopo aver consumato una bevanda alcolica, deve risciacquarsi la bocca affinché l’alcol, presente nella saliva e sulla mucosa del cavo orale, non influisca sul risultato dell’esame. Una situazione analoga si verifica se l’esame viene fatto immediatamente dopo l’uso di un disinfettante orale a base di alcol o se la persona è stata da poco dal dentista e questi nel suo trattamento ha usato alcol.
    L’assorbimento dell’alcol è molto veloce, per cui la concentrazione nel sangue può raggiungere il livello massimo già dopo 10-20 minuti dall’assunzione della bevanda alcolica, anche se normalmente, come riferiscono molti autori, la concentrazione massima si ottiene dopo 30-60 minuti. In alcuni casi l’assorbimento può durare più a lungo; per questo motivo il limite massimo è fissato a 80 minuti. L’assorbimento è rallentato se la bevanda alcolica viene consumata durante o immediatamente dopo il pasto, se il consumo avviene in piccole dosi, se si bevono bevande alcoliche a bassa concentrazione di alcol o se si beve lentamente.
    L’alcol assorbito attraverso la mucosa dello stomaco e dell’intestino viene trasportato dalla vena porta al fegato, dove inizia la sua metabolizzazione. Nel fegato viene metabolizzato circa il 90% dell’alcol totale, compatibilmente con la sua funzionalità; il rimanente 10% viene eliminato inalterato con l’aria espirata e con le urine. L’alcol prima della sua eliminazione entra in circolo e va a interessare tutti gli altri organi.
    La metabolizzazione nel fegato avviene sia quando l’organo è integro, sia quando è alterato da una epatopatia alcolica. Quantità insignificanti di alcol possono essere eliminate anche con il sudore e con il latte materno. Nota a margine 4
    La concentrazione di alcol nel sangue diminuisce parallelamente alla sua metabolizzazione ed eliminazione. Nota a margine 5
    La metabolizzazione dell’alcol è stata studiata a fondo e fino a oggi sono state evidenziate almeno quattro vie enzimatiche diverse. Gli enzimi più importanti sono l’alcol-deidrogenasi e l’aldeidedeidrogenasi.
    Ad esempio, una bevanda alcolica che contiene 50 ml. di alcol, per essere eliminata dal sangue, ha bisogno in media di 24 ore. Già dopo 6 ore la quantità di alcol che resta nel sangue è comunque minima. La concentrazione di alcol nel liquor è più alta e anche la concentrazione di alcol in alcuni tessuti è diversa in relazione al contenuto in grassi e ad altre variabili.
    A seconda che l’assunzione della bevanda alcolica avvenga a digiuno oppure dopo il pasto si avrà una diversa curva di assorbimento. Se l’alcol viene ingerito durante o dopo il pasto la maggior concentrazione di alcol nel sangue viene raggiunta più tardi e sarà più bassa, contrariamente a quanto accade se si ingerisce la stessa quantità di alcol a digiuno. Se l’alcol è bevuto a piccoli sorsi e lentamente, la concentrazione di alcol nel sangue sarà più bassa che nel caso in cui si assuma la stessa quantità in una volta sola. La curva di assorbimento si modifica inoltre se l’uso delle bevande alcoliche è continuo (Lindenbaum J., 1975).
    Come abbiamo detto, circa il 10% di alcol viene eliminato dall’organismo con l’aria espirata e con le urine. L’alcol presente nell’aria espirata e nelle urine è in stretto rapporto con la concentrazione nel sangue, per cui, in base alla concentrazione di alcol

    nell’aria espirata e nelle urine, si può determinare anche la concentrazione di alcol nel sangue.
    Urine : sangue = 1,20 : 1
    saliva: sangue = 1,12 : 1
    alcol nell’aria espirata (aria alveolare) : sangue = 2100 : 1
    Questo significa che ad esempio 2.100 millilitri di aria alveolare contengono la stessa quantità di alcol di un millilitro di sangue.
    Per determinare la concentrazione di alcol nell’aria espirata si ricorre al cosiddetto metodo del «palloncino» (alcoltest), che viene utilizzato per facilitare un rapido controllo dell’eventuale stato di ebbrezza dei conducenti di autoveicoli. Questo metodo viene inoltre usato, in alcuni Paesi, nelle aziende e in tutte quelle situazioni in cui bisogna determinare rapidamente la presenza di alcol e lo stato di eventuale ubriachezza dei dipendenti. Se l’alcoltest registra presenza di alcol nell’aria espirata, la concentrazione esatta può poi venire determinata tramite prelievo di sangue. Sono stati recentemente introdotti apparecchi con i quali si può accertare l’esatta concentrazione di alcol con l’esame dell’aria espirata. Quando si esegue il prelievo di sangue per accertare l’alcolemia, la zona dove viene introdotto l’ago deve essere disinfettata con sostanze che non contengono alcol, per non alterare i risultati.
    L’accertamento e la misurazione dell’alcol nel sangue hanno importanti risvolti medico-legali. Per tale motivo alcuni di questi metodi sono stati ampiamente trattati nella letteratura.
    Il limite massimo permesso della concentrazione di alcol nel sangue è, nella maggior parte dei Paesi, fissato per legge, sia per la guida degli automezzi che per l’attività lavorativa Nota a margine 6.
    Il limite fra uso e abuso, come abbiamo già detto, non può essere definito precisamente poiché l’alcol è una sostanza tossica e quindi ogni uso è contemporaneamente anche abuso. (NdR -Il termine abuso sottostà alla terminologia legale e politica, ma non a quella sanitaria in cui il consumo di alcol (bevande alcoliche) è uno dei principali fattori di rischio per stato di salute degli esseri umani. Il DSM-5 ha abolito il termine abuso, come già era stato fatto dall’ICD-10, e ha introdotto un’unica categoria diagnostica il Disturbo da Uso di Alcol (DUA) misurato su un continuum di gravità che va da lieve a moderato a grave).
    Le quantità accettabili di consumo nel traffico vengono periodicamente modificate e abbassate in base ai riscontri delle più recenti ricerche scientifiche. Le concentrazioni

    permesse sono in continuo calo ed esiste un movimento d’opinione internazionale, particolarmente forte negli Stati Uniti, che chiede di arrivare alla «concentrazione zero» (U.S. Department of Health and Human Service, 1989). Nota a margine 7 sono indicati i livelli massimi di alcolemia permessi alla guida in vari Paesi del mondo (nel 2015).
    Esistono numerosissime ricerche che dimostrano i rischi che si corrono assumendo farmaci assieme all’alcol. La maggior parte degli autori consiglia di evitare il consumo di alcol quando si usano farmaci. Come abbiamo già detto il 90% dell’alcol viene metabolizzato dal fegato. Il fegato metabolizza l’alcol assai lentamente per cui, se il soggetto ne assume una quantità elevata, l’alcol passa direttamente nella circolazione del sangue e provoca i sintomi dell’intossicazione acuta. Nel fegato viene metabolizzata ogni ora una quantità di alcol corrispondente a circa 0,10-0,15‰ di alcolemia. Esistono diversi percorsi metabolici, ma il più probabile è quello ossidativo, con formazione di CO2 e H2O.
    È sbagliato pensare che il sonno o il caffè accelerino l’eliminazione dell’alcol. Secondo alcuni autori, durante il sonno, per azione del parasimpatico, la metabolizzazione dell’alcol, e quindi la sua eliminazione, verrebbe rallentata. Alcune ricerche più recenti affermano che la metabolizzazione dell’alcol durante il sonno è uguale a quella riscontrata nello stato di veglia (Saar H. e Paulus W., 1942; Apel G., 1960). Se si assume una quantità di alcol che determina una concentrazione nel sangue di 2,0‰ (stato di ubriachezza media), dopo 8 ore di sonno la concentrazione di alcol nel sangue sarà comunque più alta della concentrazione permessa dalle leggi della maggior parte degli Stati per la guida di un autoveicolo. La caffeina contenuta nel caffè favorisce come è noto lo stato di veglia, però non ha alcuna influenza diretta sulla concentrazione di alcol nel sangue e sulla sua eliminazione. Numerose ricerche sono state condotte sull’effetto della caffeina sui valori dell’alcolemia e sulla curva di eliminazione dell’alcol. Lavori recenti dimostrano che la caffeina non interferisce nell’eliminazione dell’alcol e che addirittura può produrre conseguenze dannose per il traffico stradale (Prokop L., 1968), in quanto lo stato di veglia che induce permette la guida dei veicoli anche a quelle persone la cui concentrazione di alcol nel sangue è troppo elevata per una guida sicura e che senza caffeina si sarebbero addormentate e non avrebbero guidato. (NdR -Questo è lo stesso effetto che si ottiene oggi assumendo gli energy drinks (Red Bull, Burn, Devil, ecc.) che sono bevande analcoliche con un alto contenuto di caffeina, taurina e guaranà. Il loro effetto è quello di non far sentire la stanchezza.
    Il mix energy drink e alcol è pericoloso sia perché addolcendo il sapore dell’alcol induce a berne di più e più in fretta, sia perché gli energy drink nascondono, attutiscono alcuni effetti dell’alcol dando a chi beve la percezione, solo fittizia, di essere più presenti. I ricercatori ritengono che le alte dosi di caffeina mascherano modi naturali del tuo corpo di farti sapere che hai consumato troppo alcol, quindi, le persone tendono a bere molto più di quanto dovrebbero. Il consumo di alcol

    mescolato con bevande energetiche è stato associato a rischi a breve e lungo termine, al di là di quelli osservati con l’alcol da solo. L’uso è stato spesso associato a episodi di binge drinking, a comportamenti a rischio, e al rischio di dipendenza da alcol.
    Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che le bevande energetiche portano ad una maggiore motivazione a bere rispetto alla stessa quantità di alcol consumato da solo. La combinazione di alcolici ed energy drink sembra accrescere il priming: effetto psicologico per il quale l’esposizione ad uno stimolo influenza la risposta a stimoli successivi. Sembra che la combinazione «alcol & energy drink» contribuirebbe ad aumentare il desiderio di consumare ancora di più. (Cecile A. Marczinski, Combined Alcohol and Energy Drink Use: Hedonistic Motives, Adenosine, and Alcohol Dependence Alcoholism: Clinical and Experimental Research, Volume 38, Issue 7, luglio 2014, pp. 1822-1825).
    NOTE A MARGINE
    Nota a margine 6.
    I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEI PAESI EUROPEI
    Austria: 0,49 g/l; Belgio: 0,5 g/l; Bulgaria: 0,0 g/l; Cipro: 0,5 g/l;
    Croazia: 0,5 g/l; Danimarca: 0,5 g/l; Estonia: 0,2 g/l;
    Finlandia: 0,22 mg/l; Francia: 0,5 g/l; Germania: 0,5 g/l;
    Grecia: 0,5 g/l; Irlanda: 0,5 g/l; Islanda: 0,5 g/l;
    Italia: 0,5 g/l; Lettonia: 0,5 g/l; Liechtenstein: 0,8 g/l; Lituania: 0,4 g/l; Lussemburgo: 0,5 g/l; Malta: 0,8 g/l;
    Norvegia: 0,2 g/l; Olanda: 0,5 g/l; Polonia: 0,2 g/l;
    Portogallo: 0,5 g/l; Regno Unito: 0,8 g/l; Repubblica Ceca: 0,0 g/l;
    Romania: 0,0 g/l; Russia: 0,3 g/l; Slovacchia: 0,0 g/l; Slovenia: 0,5 g/l; Spagna: 0,5 g/l; Svezia: 0,2 g/l; Svizzera: 0,5 g/l; Ungheria: 0,0 g/l.
    Nota a margine 7.
    I LIMITI DEL TASSO ALCOLEMICO NEGLI STATI UNITI, CANADA E ALTRI PAESI NON EUROPEI
    Australia: 0,5 g/l; Canada: 0,8 g/l; Giappone: 0,3 g/l; India: 0,0 g/l; Messico: 0,8 g/l; Tailandia: 0,5 g/l; Stati Uniti: 0,8 g/l.
    Nota a margine 1
    Il valore mondiale del mercato degli alcolici è di 800 miliardi di euro, e il corrispondente volume del mercato è di 207 miliardi di litri (rispetto ai 195 del 2007).

    Il mondo degli alcolici può così essere suddiviso:
    – 25% spirits, 20 miliardi di litri e valgono 195 miliardi di euro (+2%
    – 26% vino, 22 miliardi di litri e 204 miliardi di euro (+3);
    – 49% birra e altri drink, 165 miliardi e 381 miliardi di euro (+2%).
    La classifica delle migliori 10 compagnie del settore è guidata dalla svizzera Nestlè e da PepsiCo, al terzo posto la belga Ab Inbev, a seguire Coca Cola e l’olandese Heineken. Poi due compagnie giapponesi che commercializzano birre e superalcolici pesano moltissimo a livello internazionale: Kirin Holding e Suntory Holdings).
    Nota a margine 2
    L’alcol interferisce sul sistema dopaminergico e sul sistema oppioide endogeno, rappresentando quindi un notevole stimolo motivazionale al consumo per ottenere gratificazione. Favorisce la liberazione di dopamina e determina a livello del SNC un effetto gratificante e competitivo nei confronti dei recettori oppioidi. Interferisce con l’attività del GABA, del glutammato, dell’acetilcolina e della serotonina. Induce un’alterata produzione di propiomelanocortina e quindi di ACTH e beta-endorfine con interferenza su tutti i settori neuroendocrini. Ciò spiega la ridotta capacità di fronteggiare gli stress da parte dei consumatori dannosi di alcol. L’alcol è un depressore non selettivo del SNC, ossia è capace di indurre (a dosi crescenti) alterazioni comportamentali progressive che vanno da un effetto ansiolitico e disinibente ad uno sedativo-ipnotico, fino al coma e alla morte per depressione dei centri respiratori e cardiocircolatori cerebrali. Incide sugli organi di senso, eleva la soglia del dolore e del freddo, altera il ritmo sonno-veglia, indebolisce i riflessi spinali, compromette la capacità di giudizio, predisponendo agli incidenti. La stessa euforia inibisce l’equilibrio psicomotorio e l’autocontrollo.)
    L’alcol ha un effetto bifasico: a) a basse dosi: risposte euforizzanti che corrispondono ad una messa in gioco del sistema monoaminergico; b) a dosi più elevate: risposte ansiolitiche e sedative che corrispondono all’inibizione degli aminoacidi eccitatori e ad un incremento dell’attività gabaergica).
    Nota a margine 3
    Nelle bevande alcoliche fermentate la presenza di alcol etilico è dovuta ad un processo naturale denominato «fermentazione alcolica» operato da quei microrganismi chiamati lieviti, mediante il quale le sostanze zuccherine si trasformano in alcol etilico e anidride carbonica. Mentre il processo della distillazione è un processo artificiale, che si basa sul principio dell’alcol etilico che evapora e 78,4°C mentre l’acqua a 100°C, quindi mettendo sul fuoco un liquido contenente alcol in un contenitore, il primo elemento a evaporare è l’alcol e ciò che si ricondensa è il distillato. Questo processo nacque probabilmente tra le popolazioni arabe per la produzione di prodotti cosmetici.

    La materia prima per la fabbricazione dell’alcol è quella che contiene uno zucchero fermentescibile. Gli zuccheri che fermentano naturalmente appartengono ai monosaccaridi o esosi, il glucosio o destrosio e il fruttosio o levulosio, che si trovano nell’uva, nella frutta matura e nel miele. Questi zuccheri si possono anche ottenere mediante processi diversi da due altri gruppi di sostanze: dai polisaccaridi zuccherini e non zuccherini. Al gruppo dei polisaccaridi zuccherini e precisamente ai biosî appartengono il maltosio e il saccarosio (zuccheri di canna e barbabietola). Al secondo gruppo appartengono sostanze di natura chimica complessa, non ancora ben definita, tra i quali gli amidi, le fecole e le cellulose. Da queste ultime sostanze al glucosio si passa attraverso diversi prodotti o destrine, che si differenziano per il loro comportamento verso lo iodio, e si dividono in amidodestrine, eritrodestrine e maltodestrine.
    Materiali zuccherini da:
    a) frutti (uva, mele, fichi, datteri, carrube, pere, susine, ecc.);
    b) radici (barbabietole, topinambour, genziana, cicoria);
    c) tigli (canna da zucchero, sorgo, alfa, ecc.);
    d) melassi (dalla fabbricazione dello zucchero di canna e bietola).
    Materiali amidacei da:
    a) grani di cereali (mais, frumento, segale, orzo, avena, sorgo, ecc.);
    b) grani di leguminose (pisello, fava, lenti, soia, ecc.);
    c) tubercoli (patate, arrowroot, salep, ecc.);
    d) frutti (ghiande, castagne, castagne d’India, ecc.);
    e) radici (manioca, gialappa, ecc.).
    Materiali contenenti cellulosa:
    a) legno;
    b) torba;
    c) residui solfitici della lavorazione della cellulosa.
    Le bevande alcoliche sono caratterizzate dalla presenza di concentrazioni variabili di alcol e si possono classificare in base a:
    Concentrazione di alcol presente:
    14Bevande alcoliche: se hanno un contenuto d’alcol etilico fino al 21% in volume.
    Bevande superalcoliche se il loro contenuto di alcol etilico supera il 21% in volume.
    Processo di produzione:
    Fermentazione di soluzioni zuccherine e quindi sono chiamate bevande alcoliche fermentate: vino, birra e sidro.
    Distillazione di soluzioni zuccherine fermentate e si chiamano bevande alcoliche fermentate e distillate: Grappa, Cognac, Vodka, Whisky, Rum, Brandy, Acquavite.
    Per aggiunta di sostanze aromatiche a soluzioni alcoliche zuccherine e sono le bevande liquorose: Amari, Digestivi, Liquori dolci e secchi).
    Nota a margine 4
    La velocità di assorbimento dell’alcol dipende da numerosi fattori, quali:
    – Tipo e gradazione delle bevande alcoliche assunte (la birra viene assorbita più lentamente del vino; bevande con una concentrazione di alcol intorno al 20% vengono più rapidamente assorbite, mentre per bevande ad elevata gradazione l’assorbimento è rallentato; l’anidride carbonica presente nelle bevande gasate ne accelera l’assorbimento).
    – Presenza di cibo nello stomaco (l’assorbimento è rallentato se la bevanda alcolica viene consumata durante o immediatamente dopo il pasto; in particolare le proteine ne rallentano l’assorbimento).
    – Motilità gastrointestinale (i fattori che rallentano lo svuotamento gastrico e la motilità intestinale ne rallentano l’assorbimento).
    Tali fattori possono quindi determinare una variazione nel tempo di comparsa del picco dei livelli ematici di alcol etilico: in un adulto sano, l’80-90% dell’assorbimento di alcol etilico avviene in 30-60 minuti; la presenza di cibo nello stomaco può ritardare l’assorbimento fino a 4-6 ore.
    Una volta assorbito, in ragione delle sue caratteristiche fisico-chimiche (facilmente solubile in acqua e nei lipidi), l’alcol si distribuisce rapidamente nei liquidi corporei ed è in grado di attraversare facilmente la barriera emato-encefalica. Così si concentra rapidamente negli organi riccamente vascolarizzati quali cervello, fegato e polmoni (F. Gambassi e P.F. Mannaioni, 2000).
    Si ritiene che il sesso femminile sia più suscettibile al danno da alcol in considerazione del differente peso e del differente volume di distribuzione (le donne in genere pesano di meno e hanno meno acqua totale rispetto ai maschi). Pertanto si calcola che, a parità di introito, la quantità di etanolo che arriva al fegato è il doppio per le donne rispetto agli uomini. La quantità di etanolo che arriva al fegato e altresì influenzata dall’attività dell’alcol-dedrogenasi gastrica, responsabile di un first pass metabolism, che è a sua volta influenzata dalla concentrazione di etanolo nelle bevande (funziona di più se la bevanda contiene più etanolo), dall’abitudine al bere (funziona meno per un uso continuo di alcol), dal sesso e dall’età (funziona meno nelle donne giovani; dopo i 50 anni la sua attività è uguale tra i due sessi).

    Il 90-95% dell’alcol è metabolizzato ed escreto come CO2 e H2O, mentre solo il 2-10% è escreto come tale con le urine. Il metabolismo dell’alcol avviene per il 20% a livello dello stomaco, del pancreas, del rene, del testicolo e del polmone, e per l’80% circa a livello del fegato. Il metabolismo epatico dell’etanolo avviene per lo più negli epatociti della regione pericentrale del lobulo, che è la zona a minore tensione di O2; ciò spiega la localizzazione centrolobulare del danno da etanolo. Quantità insignificanti di alcol possono essere eliminate anche con il sudore e con il latte materno. Durante la gravidanza e l’allattamento vi è controindicazione assoluta all’uso anche moderato di alcol, che diffonde infatti attraverso la placenta o nel latte e può indurre gravi alterazioni nel feto o nel lattante in cui vi è incompleto sviluppo dei sistemi enzimatici deputati al metabolismo dell’alcol. Inoltre, la capacità di metabolizzare l’alcol diminuisce in maniera rilevante nell’anziano, in cui si riduce sia la massa grassa che il contenuto totale di acqua corporea capace di diluire l’alcol.
    Con molta facilità l’alcol entra nelle cellule sciogliendone i lipidi delle membrane, alterando la struttura delle proteine funzionali, e provocando lesioni anatomiche e disfunzioni cellulari (P. Gentilini, 2002).
    Nota a margine 5
    La curva di Widmark esprime l’andamento della concentrazione ematica di alcol etilico nel tempo dopo una singola assunzione. La velocità di assorbimento non è costante, di conseguenza la pendenza della curva «in salita» può assumere diversi valori. Il picco ematico, viene raggiunto in circa 5-10 minuti a stomaco vuoto e in 40 minuti circa a stomaco pieno. Circa 10 minuti dopo il picco ematico la concentrazione di alcool etilico nel canale circolatorio raggiunge un equilibrio tra la concentrazione ematica e parenchimale (cervello, reni, fegato). Dopo l’assorbimento e la distribuzione il 98% dell’alcol etilico viene metabolizzato nel fegato ad aldeide acetica da parte dell’enzima NAD-dipendente alcool deidrogenasi. Solo il 5-10% dell’aldeide acetica viene eliminata come tale, la restante parte subisce ulteriore metabolizzazione ad acetaldeide (ossidazione) da parte dell’aldeide-deidrogenasi. L’acetaldeide così prodotta entra nel ciclo di Krebs e, se in eccesso, nella sintesi del colesterolo e degli acidi grassi. Questa è la via metabolica cui va incontro l’alcol se l’individuo ne beve modiche quantità e se il consumo è occasionale. Per concentrazioni superiori o per un uso continuo di alcol si attiva il sistema dei citocromi P450 (MEOS), deputato anche alla biotrasformazione di numerosi farmaci e xenobiotici (e ciò rende ragione della pericolosità dell’assumere alcol e farmaci contemporaneamente), e delle catalasi. L’acetaldeide è una sostanza fortemente tossica per l’epatocita, le membrane cellulari e gli organi intracellulari. Inoltre il metabolismo cellulare dell’etanolo aumenta la produzione di radicali dell’ossigeno, la deplezione di sostanze antiossidanti, e altera il metabolismo degli acidi grassi. Una piccola percentuale (meno del 10%) dell’etanolo introdotto nell’organismo viene eliminato con le urine, col sudore e col respiro (G.E. Arteel, 2003; V.R. Preedy e R.R. Watson, 2005; S. Tome e M.R. Lucey, 2004). In sostanza la velocità di smaltimento dell’etanolo dipende dal suo
    metabolismo epatico; in media la velocità di smaltimento è di circa 7 grammi/h; di conseguenza l’alcolemia diminuisce di 0,15 g/L per ora (da 0,11 a 0,24 g/L/ora).

6 commenti su “Capitolo secondo – L’alcol e il suo metabolismo”

  1. 5 maggio 2020 – riflessioni sui primi due capitoli Manuale

    Buongiorno, ho letto e riletto sia l’introduzione al manuale di alcologia che i concetti generali di tale manuale. Viene descritta in modo accurato tutta la storia fin dai tempi antichi sul consumo di alcol fino ai giorni nostri, dove è evidente il danno che provoca. Hudolin ha avuto l’intuizione di uscire dallo schema tradizionale della medicina, di cui comunque ne faceva parte essendo medico/psichiatra. Ha affrontato il problema agendo sulla persona, sul suo essere interiore, sulla sua anima, sulla sua parte spirituale, andando a monte di tutte le problematiche che ne scaturiscono. Ritengo riduttivo legare questo Metodo solo al consumo di alcol, infatti agisce per tutti i tipi di dipendenze che conosciamo.
    “Qui ed ora” personalmente ritengo un concetto su cui lavorare quotidianamente, il passato non è il presente e non è il futuro, il passato ci ha reso dotti ci ha dato esperienza che ci permette vivere il presente più positivamente e non negativamente.
    Sobrietà, un altro concetto a me molto caro, sobrietà intesa come benessere interiore, proibizioni e astinenze esprimono sempre negatività.
    Altro fondamento a me caro è la frequentazione ATTIVA al Club, questo continuo allenamento deve essere mantenuto sempre, il percorso è sempre attivo non ha limiti e non ha una fine, solo così si percepiscono i continui e graduali miglioramenti del nostro star bene, del nostro benessere.
    Siamo solo all’inizio delle nostre letture sul Metodo Hudolin e ci sarebbero già molti argomenti da approfondire, ho solo menzionato alcuni passaggi secondo me fondamentali.
    È solo l’inizio di questo percorso, ci sarà molto da studiare e imparare, avremo molto su cui lavorare insieme. Un abbraccio virtuale Gerardo.

    Gerardo

    Rispondi
  2. Bruno – Riflessioni sul secondo fascicolo:

    Fa’ impressione e paura pensare a ciò che noi vogliamo fare, vale a dire soverchiare una cultura alcolica che persiste da ben 30000 anni, altro che scalare l’Himalaya!!!!! Se pensiamo che neanche aveva inventato la ruota, eppure l’uomo aveva già acquisito la tecnica della fermentazione alcolica, impressionante. Ma è qui che Hudolin illuminò il grigiore con il suo intuito, capendo proprio che non c’è niente da vietare, nulla da distruggere, né nessuno da curare, c’è solo una cultura da cambiare, un approccio(Ecologico Sociale) da diffondere, e l’uomo da cambiare, da rendere consapevole.
    La storia ci insegna che ci sono state ere, evi, civiltà, e SEMPRE presente c’è stato l’alcol, io più che scalare l’Himalaya, penso semplicemente che la grossa, enorme variabile futura delle prossime generazioni sarà non l’assenza della sostanza, ma la non volontà di assumerla da parte dell’uomo. Lavoriamo su questo!
    Cito poi il passaggio presumo di Marcomini nell’introduzione che più mi ha colpito e portato a questo ragionamento:
    “Nonostante non ne sia l’unica causa, è ovvio che senza l’alcol non esisterebbero i disturbi alcolcorrelati. (NdR- Se l’alcol non è l’unica causa dei problemi alcol correlati, risulta evidente che, pur essendo altrettanto vero che se non vi fosse l’alcol non esisterebbero, rimane inquietante che altro è necessario perché si producano. Ed è questo altro che può persistere al di là dell’astensione delle bevande alcoliche. Se non si trova la forza ed il coraggio di approfondire questo altro, ed i programmi territoriali servono a questo e non ridursi alla sola frequenza al club, difficilmente si potrà raggiungere o semplicemente tendere alla ricerca della sobrietà).”
    La formazione-sensibilizzazione come vera forza di cambiamento.

    Rispondi
  3. I concetti generali riprendono alcune suggestioni dell’introduzione. Interessante l’excursus storico. Il percorso di comprensione delle problematiche legate ai comportamenti gratificanti/distruttivi dell’uomo e delle comunità è sempre in evoluzione, tanto più se questi comportamenti si radicano su costumi ancestrali. La relazione problemi psichiatrici e problemi alcolcorrelati, che nel fascicolo è evidenziata nelle reciproche contaminazioni innovative di approccio interpretativo, purtroppo la ritrovo nel concreto con le persone senza tetto.

    Rispondi
  4. Oggi relaziono il Capitolo sul metabolismo dell’alcol.
    Ho trovato interessantissima l’intro del Dott. Valentino Patussi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria dell’Ospedale Careggi (FI), è secondo me un concentrato di tutto il Metodo Hudolin, sono concetti fondamentali sui quali poggia tutto il metodo. Ricordo che il Dott. Patussi ha collaborato con Hudolin, acquisendone la filosofia e apportando quei continui miglioramenti ed affinamenti che sono il percorso interminabile del Metodo.
    Il consumo di alcol è sempre dannoso, non esistono quantità, non esiste storia o abitudine che ne permetta l’uso, dannoso fisicamente ormai riconosciuto a denti stretti anche dalla Medicina, ma soprattutto dannoso psicologicamente, fatto che la Medicina stenta a riconoscere se non addirittura a non considerare. Altro fattore da considerare è il danno provocato da consumo di alcol, non solo per chi ne consuma (a tutti i livelli) ma anche per le altre persone: dai familiari e da tutte le persone con le quali hanno dei contatti, mi riferisco anche agli incidenti stradali a tutti i litigi per futili motivi che generano.
    Purtroppo fa meditare il fatto di non avere (salvo rare eccezioni) il supporto Medico ovviamente da un punto di vista Psicologico e non farmaceutico. Nel capitolo poi c’è una relazione sulla storia dell’alcol fin dalla notte dei tempi, ci sono documentazioni di vari studi Medici sui danni provocati dal consumo, ci sono le quantità tollerate per chi guida di molte Nazioni, tutto ottimamente relazionato. “L’alcol è uno dei principali fattori di rischi per la salute” ma soprattutto “Bere è sempre un comportamento a rischio per tutti, non è un problema per pochi” sono le frasi dell’introduzione sono considerazioni fondamentali.
    Un abbraccio virtuale

    Rispondi
  5. Alla luce di quanto letto trovo sempre più importante il ruolo del “volontario” e dei club, l’importanza di affiancare chi ha problemi alcol correlati, leggere negli occhi delle persone la sofferenza, il disagio, la disperazione senza aspettare come fa la parte medica che il problema generi una malattia prima di prendersene carico.
    Sostenere una persona che ha deciso di riprendere in mano la propria vita è un’esperienza ed un’opportunità meravigliosa.
    La parte medica non considera quasi mai i primi segni di problemi alcol correlati, non so se per poca informazione o perché quello è il ruolo…cura il corpo a fenomeni manifesti non si prende cura dell’anima, dell’essenza della persona, questo spetta alle persone che hanno vissuto il problema, che hanno sofferto, che si sono disperate, che hanno vagato con il loro smarrimento…tocca a noi!!
    Personalmente non avrei mai pensato di considerare il problema ormai per fortuna da anni superato nella mia famiglia una grande grandissima risorsa per la mia crescita personale un dono meraviglioso perché è gioia grandissima prendere per mano una persona nel momento della rinascita, la fatica è tanta ma la gioia poi è infinita.
    Grazie a mio marito, al suo tanto impegno, a mio figlio, perché insieme ce l’abbiamo fatta e a tutte le persone che si sono fidate, che hanno lasciato che camminassi insieme a loro verso una nuova vita.

    Rispondi
  6. Al di là delle varie definizioni maturate nei tempi da studi medici e/o scientifici inerenti al rapporto con l’alcool (alcolista, alcolismo cronico, psichico fisico moderato ecc.) si evince ancor di più il fattore rischio in senso lato della persona nei confronti dell’alcool per l’alterazione provocata ed il conseguente danno fisico e morale a breve ed a lungo termine. Ne emerge ancor di più che dalle analisi storiche fino a quelle più attuali portano il concetto di problema alcool ad un problema che tutti si dovrebbero porre. Queste osservazioni dovrebbero far riflettere tutti dal punto di vista consumo in qualsiasi forma essi sia problematico o meno in quanto stiamo parlando di avvelenamento costante e progressivo della persona che lo assume, la guerra all’alcool non ha senso, la consapevolezza ed il lavoro giorno dopo giorno nel qui ed ora ci possono far fare la differenza. Il cambio di atteggiamento nei confronti di sé stessi e negli altri sulla base della consapevolezza di questo manuale sono un ottimo aiuto. Grazie

    Rispondi

Lascia un commento